Versante meno frequentato del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, caratterizzato da magnifiche faggete e paesaggi selvaggi lontani dai circuiti alpinistici del Corno Grande. Offre escursioni in solitudine rispetto alle mete più celebrate del massiccio.
I Monti della Laga occupano il settore nordoccidentale del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, estendendosi per circa trenta chilometri lungo un asse orientato da nord-ovest a sud-est, tra il fiume Tronto e il fiume Vomano, in un territorio che tocca Abruzzo, Lazio e Marche. La catena è geologicamente distinta dal massiccio calcareo del Gran Sasso: qui la roccia è arenaria e flysch, materiali che trattengono l'acqua, alimentano torrenti numerosi e modellano versanti arrotondati, coperti di bosco fitto fino a quote elevate. Le cime superano con regolarità i duemila metri — Monte Gorzano raggiunge i 2458 metri, Pizzo di Sevo i 2419, Pizzo di Moscio i 2411 — eppure questo settore del parco resta fuori dai percorsi più frequentati, in parte per la morfologia meno spettacolare rispetto alle pareti verticali del Corno Grande, in parte per una minore infrastruttura escursionistica.
Campotosto, a 1420 metri di quota nella provincia dell'Aquila, è il punto di riferimento naturale per chi si avvicina alla Laga dal versante meridionale. Il paese di 458 abitanti si affaccia sul lago artificiale omonimo, il più grande bacino artificiale dell'Appennino abruzzese, creato negli anni Quaranta dello scorso secolo sbarrando le acque del Vomano e di altri affluenti. La distesa d'acqua che si apre sotto il crinale su cui sorge il borgo restituisce una prospettiva insolita: uno specchio ampio e quieto circondato da pascoli e faggete, con le dorsali della Laga che chiudono l'orizzonte a nord. Il nome del paese rimanda probabilmente al latino *campus tostus*, il campo bruciato o esposto al gelo, un'indicazione diretta della durezza climatica di questi luoghi, dove la neve può permanere a lungo e il freddo si fa sentire anche in tarda primavera.
La faggeta è l'elemento vegetale dominante della Laga. A differenza delle zone calcaree dove il bosco si dirada rapidamente, qui la copertura forestale sale compatta lungo i versanti, creando ambienti ombrosi e umidi che ospitano una flora ricca e una fauna discreta. I sentieri che attraversano queste faggete portano verso le creste con un dislivello progressivo, senza i passaggi attrezzati che caratterizzano le vie del Gran Sasso. Chi percorre questi tracciati incontra raramente altri escursionisti, anche nei mesi estivi. La pressione antropica è contenuta per ragioni strutturali: i borghi dell'area sono piccoli e i servizi essenziali, il che seleziona naturalmente il tipo di frequentazione.
La catena della Laga presenta anche una rete idrica densa, con cascate e corsi d'acqua che nascono direttamente dalle creste. Questa abbondanza d'acqua è una conseguenza diretta della geologia impermeabile, che non assorbe le precipitazioni come farebbe il calcare, ma le convoglia in superficie. Il paesaggio che ne risulta è quello di una montagna appenninica nella sua forma più integra: bosco, acqua, pascolo d'alta quota, silenzi interrotti solo dal vento o dal verso di qualche rapace. Il parco nazionale garantisce la protezione di questo equilibrio, ma la vera tutela viene dall'isolamento geografico e dalla scarsa notorietà del versante.
Masso9870 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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