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Piccolo borgo della Valnerina noto per la scuola di chirurghi itineranti attiva tra il XV e il XVII secolo, una tradizione medica artigianale unica nel panorama italiano.
Nella Valnerina, la valle incisa dal fiume Nera tra le propaggini orientali dell'Umbria e i contrafforti dei Monti Sibillini, Preci occupa un pianoro a circa 600 metri di quota, nel territorio della provincia di Perugia. Il borgo medievale, raccolto entro le sue mura, non si distingue a prima vista dagli altri insediamenti di questa valle stretta e appartata. Eppure tra il Quattrocento e il Seicento il suo nome circolava nelle corti europee, nei registri ospedalieri di Londra, nelle corrispondenze dei medici fiamminghi e spagnoli: Preci era la patria dei cerusici, chirurghi empirici la cui fama aveva attraversato i confini dello Stato pontificio per diffondersi in buona parte del continente.
Il termine "cerusico" — dal latino *chirurgicus*, ma filtrato attraverso la pratica artigianale — designava un operatore che esercitava la chirurgia senza il titolo accademico richiesto ai medici universitari. A Preci questa figura assunse una connotazione del tutto peculiare: non il praticone di strada, ma uno specialista trasmesso per linea familiare, formato all'interno di vere e proprie dinastie del bisturi. I Ceccarelli, i Cardanelli, gli Scacchi: alcune famiglie del borgo costruirono nel tempo un sapere tecnico raffinato, concentrato soprattutto su due tipi di intervento — la cataratta e il calcolo vescicale — che richiedevano mano ferma, conoscenza anatomica precisa e una dotazione di strumenti propri. La scuola non aveva sede istituzionale nel senso moderno: il sapere si trasmetteva in bottega, di padre in figlio, con un rigore che suppliva all'assenza di formalizzazione accademica.
L'itineranza era parte costitutiva del mestiere. I cerusici di Preci partivano stagionalmente verso le grandi città — Roma, Napoli, Venezia, ma anche Londra e le Fiandre — portando con sé gli strumenti e la reputazione del borgo d'origine. Alcuni ottennero incarichi stabili presso corti e ospedali stranieri; altri tornarono arricchiti e con una rete di relazioni che alimentava ulteriormente il prestigio collettivo. Questa mobilità non era eccezione ma struttura: Preci esportava competenza medica come altri borghi dell'Appennino esportavano lana o legname, con la differenza che il prodotto era immateriale e il suo valore si misurava in vite operate con successo.
Oggi il borgo conserva tracce concrete di quella stagione. L'abbazia di Sant'Eutizio, fondata dai monaci benedettini nel VI secolo a poca distanza dal centro abitato, custodisce nell'archivio conventuale documenti che attestano la presenza e l'attività dei cerusici locali. Il piccolo Museo della Farmacia e della Chirurgia, allestito nel borgo, raccoglie strumenti originali e testimonianze scritte di quella tradizione. Preci rimane un paese di poche centinaia di abitanti, segnato come tutta la Valnerina dal sisma del 2016, ma la memoria della sua singolare specializzazione medica resiste come fatto storico documentato, non come nostalgia folklorica.
LigaDue · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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