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Piegaro custodisce una tradizione vetraria secolare, con tecniche di lavorazione del vetro soffiato che affondano le radici nel Medioevo e che ancora oggi rappresentano un'identità artigianale distintiva del territorio umbro.
Piegaro sorge su un colle della provincia di Perugia, tra i boschi che degradano verso il Trasimeno e le vallate dell'Umbria meridionale. Il borgo ha origini remote — insediamento umbro, poi etrusco, infine romano con il nome di Plagarium — e conserva ancora oggi un impianto medievale leggibile nelle mura, nelle due porte d'accesso dette Porta Romana e Porta Perugina, nei vicoli stretti e nelle case in pietra locale. È in questo contesto geografico e storico che si è radicata, a partire dal XIII secolo, una delle tradizioni vetrarie più antiche dell'Italia centrale.
La ragione della presenza dei vetrai a Piegaro non è casuale. Il territorio offriva due risorse essenziali alla produzione del vetro: le sabbie silicee estratte localmente, materia prima indispensabile per la composizione della pasta vitrea, e i boschi circostanti, fonte di legname per alimentare le fornaci. Questa coincidenza di condizioni naturali trasformò il borgo in un centro di produzione attivo per secoli, dove maestri vetrai trasmettevano le tecniche di lavorazione — in particolare quella del vetro soffiato — di generazione in generazione, secondo un apprendistato che raramente lasciava traccia scritta ma che si perpetuava attraverso il gesto e la pratica diretta.
Il vetro soffiato richiede una padronanza fisica e temporale difficile da descrivere a parole: la massa incandescente estratta dal crogiolo va lavorata in pochi minuti, ruotata sulla canna da soffio, modellata con strumenti essenziali prima che il materiale perda la propria plasticità. A Piegaro questa tecnica non era ornamento ma produzione corrente, rivolta a oggetti d'uso quotidiano oltre che a forme più elaborate. La continuità del mestiere ha resistito a lungo, anche quando le trasformazioni industriali del XIX e del XX secolo hanno progressivamente svuotato di senso economico molte lavorazioni artigianali analoghe in tutta la penisola.
Oggi la memoria di questa tradizione è raccolta e conservata nel Museo del Vetro, che permette di ripercorrere le fasi della lavorazione, gli strumenti impiegati e la storia produttiva del borgo. Il museo rappresenta il punto di convergenza di una documentazione che altrimenti rischierebbe di disperdere i propri frammenti tra archivi locali e memoria orale. Piegaro rimane così un caso in cui la geografia ha determinato una vocazione, e quella vocazione ha lasciato un segno abbastanza profondo da sopravvivere alla propria stessa crisi.
LigaDue · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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