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Bevagna custodisce una tradizione vivente di antichi mestieri medievali che si tramandano nelle botteghe artigiane del centro storico, tra cartai, ceraioli e tessitori.
Bevagna sorge nella valle del Topino, a poca distanza da Foligno, su un tracciato che in epoca romana si chiamava Mevania. La città fu fondata nel III secolo a.C. come nodo commerciale lungo la direttrice tra Roma e l'Adriatico, e la sua pianta medievale ha conservato quella struttura con una coerenza rara: le strade seguono ancora l'impianto antico, le piazze si aprono senza forzature, la pietra locale detta il tono cromatico dell'insieme. È in questo contenitore urbano quasi intatto che si è mantenuta, nei secoli, una pratica artigianale che altrove si è estinta o si è ridotta a ricostruzione museale.
Le botteghe dei Maestri di Bottega non sono riproduzioni didattiche né allestimenti temporanei: operano in modo continuativo nel centro storico e trasmettono tecniche che risalgono al Medioevo senza soluzione di continuità documentata. I cartai lavorano la pasta di stracci secondo il metodo manuale a forma, producendo fogli con la stessa grammatura irregolare e la stessa filigrana che caratterizzavano la carta umbra del XIV e XV secolo. I ceraioli modellano e fondono la cera con strumenti a mano, seguendo procedimenti che non prevedono automazione. I tessitori operano su telai a pedale, riproducendo armature e disegni di tradizione medievale. Ciascuna di queste discipline richiede anni di apprendistato e una trasmissione diretta del gesto tecnico, che non si può acquisire soltanto per via teorica.
Il contesto in cui queste botteghe vivono è quello del Mercato delle Gaite, la manifestazione storica che ogni anno, tra la fine di giugno e i primi di luglio, divide il borgo in quattro rioni — le gaite, appunto, termine di origine longobarda che indicava le circoscrizioni urbane con funzione di vigilanza e difesa. Durante il Mercato, le botteghe aprono al pubblico e i maestri artigiani lavorano a vista, rendendo visibile il processo produttivo nella sua interezza. La competizione tra le gaite non riguarda soltanto la rievocazione in costume, ma anche la qualità e la fedeltà filologica dei prodotti artigianali realizzati, valutati da una giuria secondo criteri che tengono conto delle fonti storiche medievali.
Quello che rende Bevagna un caso di studio nel panorama del patrimonio immateriale italiano è la continuità: le tecniche non vengono recuperate per l'occasione, ma sono praticate tutto l'anno, indipendentemente dall'evento. La carta prodotta a Bevagna viene acquistata, usata, venduta. La cera lavorata dai ceraioli entra in oggetti d'uso liturgico e decorativo che circolano fuori dal borgo. Questa dimensione produttiva — e non meramente espositiva — è ciò che distingue l'artigianato di Bevagna da molte altre esperienze di rievocazione medievale presenti in Umbria e nel resto della penisola. Il patrimonio non è conservato in teca: continua a generare oggetti, e con essi a riprodurre il sapere che li rende possibili.
Diego Baglieri · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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