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Bevagna conserva quattro botteghe di mestieri medievali attivi — il cartaro, il ceraiolo, il tessitore e il cordaro — che producono ancora oggi secondo tecniche d'epoca, rendendo il borgo un laboratorio vivente di artigianato storico.
Bevagna sorge nella Valle Umbra, a pochi chilometri da Foligno, su un pianoro appena sollevato rispetto alla pianura alluvionale del Clitunno. Il suo impianto urbano conserva la griglia romana di Mevania, l'antica città fluviale che fu porto attivo lungo il Topino, e su quella trama si è depositato, senza strappi visibili, il tessuto medievale che ancora oggi definisce il profilo del borgo. Le mura, le torri, la piazza con i due templi romani reimpiegati come chiese: tutto concorre a rendere Bevagna un caso di stratificazione storica insolitamente leggibile, dove ogni epoca ha lasciato la propria impronta senza cancellare quella precedente.
Il sistema delle Gaite — i quattro quartieri in cui era suddivisa la città medievale — costituisce l'ossatura entro cui si organizza ancora oggi la vita artigianale del borgo. Non si tratta di una ricostruzione scenografica pensata per il turismo, ma di un modello di conservazione attiva che mantiene in funzione le botteghe storiche lungo tutto l'arco dell'anno. Il cartaro produce carta a mano secondo tecniche documentate tra il XIII e il XIV secolo: la pasta di stracci macerati viene distesa su telai di rete metallica, pressata e lasciata asciugare in fogli che conservano la texture irregolare propria della manifattura manuale. Il ceraiolo lavora la cera d'api per candele e oggetti votivi, seguendo procedimenti che non richiedono mediazioni industriali. Il tessitore opera su telai a mano, il dipintore riprende tecniche pittoriche medievali con pigmenti naturali. Ciascuna bottega è un laboratorio in cui il processo produttivo si compie integralmente, dalla materia prima al manufatto finito.
Il Mercato delle Gaite, che si tiene ogni anno nell'ultima settimana di giugno, porta questa dimensione artigianale su scala urbana: i quattro quartieri si sfidano nella ricostruzione della vita quotidiana del periodo compreso tra il 1250 e il 1350, con una cura filologica che riguarda tanto gli abiti quanto gli alimenti, i materiali e le tecniche di lavorazione. Ma la rievocazione è, in questo senso, solo la forma più visibile di una pratica che non si interrompe con la fine della manifestazione. Le botteghe rimangono aperte, i processi continuano, e il visitatore che arrivi in qualsiasi altro momento dell'anno trova artigiani al lavoro, non manichini in costume.
Quel che distingue Bevagna da altri borghi che hanno scelto la strada della musealizzazione è precisamente questa continuità operativa. La carta prodotta dal cartaro viene venduta e usata; le cere del ceraiolo entrano in circuiti commerciali reali. Il patrimonio non è conservato sotto vetro ma rimane in produzione, con tutto ciò che questo comporta in termini di trasmissione del sapere e di adattamento continuo alle condizioni materiali del lavoro.
Wikibardamu · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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