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Percorso enologico nella parte meridionale dell'Alto Adige che attraversa vigneti e piccoli borghi poco noti, lontano dai flussi turistici principali. Un itinerario di nicchia per scoprire vitigni autoctoni e paesaggi viticoli d'alta quota.
La Strada del Vino altoatesina — Südtiroler Weinstraße nel nome tedesco che convive con quello italiano su ogni cartello — percorre da nord a sud la sponda orientale dell'Adige, ma è nella sua sezione meridionale, attorno a Magrè sulla Strada del Vino, che il paesaggio assume una fisionomia più raccolta e meno frequentata. Magrè, in tedesco Margreid, è un comune della Bassa Atesina con poco più di mille abitanti, incastonato tra il fondovalle e i primi rilievi che salgono verso l'altopiano di Trodena. Qui la viticoltura non è un'attrazione costruita per il turismo: è la struttura stessa del territorio, il motivo per cui i borghi esistono nella forma in cui li si trova oggi.
I vigneti che circondano Magrè e la frazione di Favogna — Fennberg in tedesco, posta a quota più elevata sul versante orientale — producono varietà che riflettono la doppia anima climatica della zona. La Bassa Atesina beneficia di temperature tra le più miti dell'intera provincia di Bolzano, con estati calde e inverni temperati dall'effetto del lago di Caldaro poco più a nord. In questo contesto maturano il Pinot Nero, il Lagrein e il Gewürztraminer, vitigni che in questa fascia trovano condizioni di escursione termica favorevoli alla complessità aromatica. Favogna, a quota superiore, aggiunge una componente di freschezza che distingue le sue uve da quelle del fondovalle.
Il percorso che collega questi luoghi non è un tracciato artificialmente costruito per il visitatore, ma segue in larga misura strade e sentieri che i contadini tirolesi hanno battuto per secoli tra vigne e frutteti. I meli e i peri si alternano alle viti con una logica agricola che precede qualsiasi pianificazione turistica, e i borghi conservano architetture rurali — masi, cantine interrate, portali in pietra — che appartengono alla cultura contadina tirolese senza mediazioni. La doppia denominazione linguistica di ogni luogo non è un dettaglio folkloristico: è la traccia visibile di una storia in cui la frontiera tra mondo germanofono e mondo italofono ha attraversato queste colline più volte nel corso del Novecento, lasciando una stratificazione culturale che si legge ancora nei dialetti, nei menu, nelle etichette delle bottiglie.
Percorrere questa sezione della Strada del Vino significa muoversi in un territorio dove la scala è quella del dettaglio: la singola cantoria familiare, il muro a secco che delimita un appezzamento, il profilo di un campanile romanico che emerge tra i filari. La Bassa Atesina nel suo complesso rimane meno citata rispetto alle zone di Bolzano o di Merano, e Magrè in particolare occupa una posizione periferica anche all'interno di questo quadro già defilato. È una condizione che ha preservato l'ordinarietà del luogo — nel senso preciso di un territorio che funziona secondo le proprie logiche, indipendentemente dallo sguardo esterno.
Plentn · Public domain — Wikimedia Commons
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