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Formazioni geologiche naturali nella Val di Cembra, simili ai Camini di Fata della Cappadocia, inserite in un paesaggio vitivinicolo di grande suggestione. Un contesto naturale e rurale che racconta la viticoltura eroica di questa valle poco frequentata.
La Val di Cembra si apre come un taglio netto nel paesaggio trentino, scavata dal torrente Avisio tra pareti ripide su cui i vigneti terrazzati salgono per centinaia di metri. È una valle laterale, parallela alla più nota Val di Fiemme, che ha mantenuto a lungo i ritmi lenti dell'agricoltura di montagna. Qui, nel comune di Segonzano, a circa 875 metri di quota, emergono dal terreno le formazioni che i locali chiamano semplicemente *òmeni* — "uomini", in dialetto — come se quelle colonne di terra avessero da sempre la statura di presenze familiari nel paesaggio.
Le Piramidi di Segonzano sono il risultato di un processo erosivo iniziato circa cinquantamila anni fa, al termine dell'ultima glaciazione würmiana. I ghiacciai quaternari lasciarono sul versante depositi morenici composti da materiale eterogeneo — argilla, sabbia, ghiaia, massi di porfido — e le acque meteoriche, nel tempo, hanno lavorato questo materiale con precisione differenziale: dove un masso di porfido proteggeva la colonna sottostante, la terra resisteva; altrove cedeva, scolpendo canaloni e creste. Il risultato sono torri che raggiungono i quaranta metri d'altezza, alcune sormontate dal masso protettore che ne ha permesso la sopravvivenza, altre già ridotte a lame affilate o a pinnacoli privi di cappello, in una fase più avanzata del loro disfacimento. La morfologia varia: si trovano forme a tronco di cono, creste seghettate generate dall'assottigliamento dello spartiacque tra due canaloni, e raggruppamenti che ricordano le canne di un organo.
Il confronto con i Camini di Fata della Cappadocia, in Turchia, è ricorrente nella letteratura divulgativa e non è del tutto arbitrario: il meccanismo erosivo di base è analogo, anche se i materiali e le scale differiscono. Ciò che distingue Segonzano è il contesto immediato: le piramidi non si trovano in un paesaggio desertico o lunare, ma emergono tra i filari di Müller Thurgau e di altri vitigni di montagna che coprono i terrazzi della valle. La viticoltura eroica della Val di Cembra — così definita per le pendenze e le condizioni di lavoro che rendono ogni operazione manuale — costituisce lo sfondo vivo di queste formazioni, conferendo alla scena una stratificazione di tempi geologici e umani difficile da trovare altrove.
La presenza di Albrecht Dürer in questi territori è documentata dai suoi viaggi in Italia tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento. Il pittore norimberghese ritrasse il Lago Santo, specchio d'acqua nelle vicinanze, in uno dei suoi acquerelli di paesaggio, testimonianza di quanto questo angolo del Trentino colpisse già l'occhio di chi attraversava le Alpi per raggiungere la penisola. Oggi il sito è percorribile attraverso sentieri attrezzati — uno breve di 1,7 chilometri, uno più lungo che scende tra le formazioni — e rimane accessibile in ogni stagione, senza che il flusso di visitatori abbia ancora alterato la misura raccolta del luogo.
G. D. Pavanello · Public domain — Wikimedia Commons
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