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Antico sistema di trincee della Prima Guerra Mondiale trasformato in percorso museale all'aperto, immerso nel paesaggio montano trentino. Unisce memoria storica, fede popolare e natura rurale lungo un cammino autentico.
Sul versante meridionale dell'altopiano di Folgaria, tra i comuni di Mori e Manzano nella Vallagarina, il Monte Nagià Grom conserva uno dei campi trincerati meglio leggibili dell'intero fronte trentino della Prima Guerra Mondiale. Non si tratta di un sito ricostruito a fini didattici, ma di strutture originali restituite alla percorribilità grazie al lungo lavoro di ripristino condotto dagli Alpini di Mori, che per anni hanno liberato i manufatti dalla vegetazione e dai detriti accumulati nel corso di un secolo.
Il sistema appartiene alla rete difensiva austro-ungarica che presidiava il corridoio strategico tra la Vallagarina e l'Alto Garda, una delle direttrici più contese del fronte meridionale alpino tra il 1915 e il 1918. Chi percorre il tracciato ad anello che parte dall'ingresso del paese di Manzano incontra, già alla località Busa delle Anime, i primi manufatti: una cisterna per l'approvvigionamento idrico, l'imbocco di un deposito scavato nella roccia. Proseguendo, il paesaggio si popola di elementi che restituiscono la logistica concreta di una guerra di posizione — osservatori, postazioni di artiglieria, cucine da campo, caverne destinate al ricovero delle truppe e allo stoccaggio di munizioni. I lunghi tratti di trincea percorribili permettono di misurare fisicamente la geometria di quegli spazi: la larghezza di un camminamento, l'altezza di un parapetto, la distanza tra una postazione e l'altra.
Ciò che distingue il Nagià Grom da molti altri siti analoghi è la densità e la leggibilità dei manufatti superstiti. La pietra calcarea locale ha resistito all'erosione, e il lavoro di pulizia ha restituito forme ancora riconoscibili nella loro funzione originaria. Il visitatore non legge una didascalia che descrive ciò che fu: cammina dentro la struttura stessa, con il suolo sotto i piedi che è lo stesso suolo battuto dai soldati di Francesco Giuseppe.
Il percorso si inserisce in un contesto territoriale più ampio che include, lungo il cammino, il Santuario di San Rocco, punto di devozione popolare radicato nella tradizione rurale della zona. La presenza di questo luogo di culto non è accessoria: ricorda che questi territori erano abitati e coltivati prima che la guerra li trasformasse in teatro militare, e che la memoria del conflitto si è sedimentata nel tempo insieme alle pratiche religiose delle comunità locali.
Il sito è oggi valorizzato anche attraverso iniziative guidate — tra cui le escursioni tematiche "Sentieri parlanti" promosse dall'APT Rovereto Vallagarina e Monte Baldo in collaborazione con accompagnatori di media montagna — che offrono una lettura contestualizzata del campo trincerato. Rimane comunque accessibile in autonomia, lungo un tracciato classificato come breve e di bassa difficoltà, percorribile dalla primavera all'autunno.
Matteo Ianeselli · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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