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Antica processione rituale legata a motivi magici e religiosi, sopravvissuta nei secoli sull'Altopiano di Asiago come testimonianza del folklore montano veneto.
Sull'Altopiano dei Sette Comuni, nel Vicentino, esiste una pratica rituale che la comunità di Asiago ripete ogni anno con una continuità che attraversa i secoli. Si chiama Grande Rogazione, e il suo nome rimanda direttamente alla tradizione cristiana delle rogazioni — le processioni di supplica che la Chiesa cattolica fissava nei giorni precedenti l'Ascensione per invocare la protezione sui raccolti e allontanare le calamità. Qui, però, il rito ha assorbito nel tempo strati più antichi, stratificazioni di credenza popolare che precedono la forma ecclesiastica e che ne modificano il carattere dall'interno.
L'Altopiano dei Sette Comuni è un territorio con una propria identità linguistica e culturale distinta: la popolazione cimbra, di origine germanica, vi si insediò nel Medioevo e conservò per secoli una lingua, il cimbro, e un insieme di usi che la separavano dalle comunità della pianura veneta. In questo contesto di relativo isolamento geografico e culturale, le pratiche rituali hanno avuto condizioni favorevoli alla sopravvivenza. La Grande Rogazione percorre il territorio secondo un tracciato preciso, toccando luoghi e confini che nella cultura contadina e pastorale avevano un valore non soltanto geografico ma simbolico: segnare il perimetro della comunità significava anche difenderlo, dichiararne l'appartenenza e chiederne la tutela.
La funzione apotropaica — ovvero la capacità di tenere lontano il male — è uno degli elementi che distingue questa processione da una semplice celebrazione liturgica. Il percorso non si limita a connettere chiese o cappelle votive: attraversa campi, boschi, margini del territorio abitato, come se il corpo della comunità in cammino tracciasse una linea di protezione attorno a ciò che le appartiene. Questo tipo di rituale è documentato in molte culture alpine e prealpine, ma la sua persistenza nell'Altopiano di Asiago, in forma ancora riconoscibile, lo rende un caso di particolare interesse per l'antropologia del folklore montano.
La Grande Rogazione si colloca in quella zona di confine in cui il calendario liturgico cristiano e la memoria di pratiche più antiche si sovrappongono senza annullarsi. La Chiesa ha storicamente incorporato molti rituali agrari e stagionali, adattandone il senso senza sempre cancellarne la sostanza. Ciò che rimane, nell'Altopiano, è una cerimonia che parla contemporaneamente di fede, di territorio e di un rapporto con la natura che le comunità montane hanno elaborato nel corso di generazioni, in risposta a un ambiente che poteva essere tanto generoso quanto ostile.
Patafisik · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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