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Squillace è una delle due capitali calabresi della ceramica artistica, con botteghe attive nel borgo medievale ai piedi del Castello Normanno che producono forme legate a significati arcaici e alla tradizione locale.
Squillace si alza a circa 350 metri sul livello del mare, sul versante ionico della Calabria, tra i torrenti Alessi e Ghetterello, affacciata sul golfo che porta il suo nome lungo la Costa degli Aranci. Il borgo superiore conserva la struttura medievale quasi intatta, con il Castello Normanno che occupa il punto più alto e le case strette intorno a vicoli in pendenza. È in questo tessuto che la ceramica artistica ha trovato, nei secoli, la propria sede naturale: non come ornamento del paesaggio, ma come pratica radicata nella vita del luogo.
La tradizione ceramica di Squillace si distingue da quella dell'altra capitale calabrese del settore, Seminara, per stile e per il repertorio iconografico. Mentre Seminara ha sviluppato una produzione riconoscibile soprattutto per le figure apotropaiche legate al culto popolare, Squillace ha elaborato forme e decorazioni che rimandano a un immaginario più legato alla storia stratificata del territorio: una terra che fu colonia greca con il nome di Skylletion, poi Scolacium romana, poi sede medievale e luogo natale di Magno Aurelio Cassiodoro, il senatore e letterato che nel VI secolo descrisse il borgo come un grappolo d'uva che degrada dolcemente verso il mare. Questa densità storica ha lasciato tracce nel linguaggio visivo dei ceramisti, che lavorano su forme tradizionali in cui i simbolismi arcaici non sono mai del tutto separati dalla memoria del luogo.
Le botteghe attive nel centro storico producono ancora oggi secondo tecniche artigianali tramandate localmente. I pezzi — brocche, piatti, anfore, figure — portano decorazioni geometriche e zoomorfe che richiamano repertori antichi, rielaborati senza cedere all'uniformità del souvenir. La ceramica di Squillace non ha mai raggiunto la circolazione commerciale di altre produzioni regionali più note, e questo ha preservato una certa coerenza interna allo stile, mantenendo il lavoro dei ceramisti ancorato a una committenza locale e a un pubblico di conoscitori piuttosto che al mercato di massa.
Il contesto fisico del borgo contribuisce a definire il carattere della produzione. Camminare tra le botteghe significa attraversare gli stessi vicoli da cui si vede il golfo in basso e le Serre calabresi sullo sfondo. Il Castello Normanno, parzialmente restaurato, domina la scena dall'alto. La ceramica non è qui un'attrazione separata dal luogo: è parte della stessa materia di cui è fatto il borgo, argilla e pietra, forma e funzione, memoria e gesto ripetuto.
M&A · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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