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A Città di Castello esiste un centro dedicato alla riproduzione in miniatura di botteghe e mestieri tradizionali dell'Alta Valle del Tevere, con ricostruzioni dettagliate degli ambienti di vita e di lavoro della regione.
Il Centro di Documentazione delle Tradizioni Popolari e delle Botteghe Artigiane dell'Umbria si trova a Garavelle, a un chilometro dal centro storico di Città di Castello, ospitato nel complesso di Villa Capelletti. La sede è una casa colonica, scelta non per caso: è lo stesso tipo di edificio che per secoli ha contenuto le vite e i mestieri che il museo si propone di conservare. Tra i primi esempi realizzati in Italia di raccolta sistematica di oggetti legati alla tradizione contadina, il Centro ha costruito nel tempo un archivio materiale della cultura rurale umbra che va ben oltre la semplice esposizione di attrezzi.
Il percorso si articola su più livelli dell'edificio, seguendo la logica funzionale della casa colonica originaria. Al piano terra si trova la bottega del fabbro, con i suoi strumenti da lavoro; nelle stalle sono conservati gli attrezzi per la cura degli animali; nel locale già adibito a frantoio si trovano anfore per l'olio, orci in terracotta, una macina in pietra e un torchio del Settecento. Il piano superiore ospita la cucina con il focolare in pietra e gli utensili quotidiani, la camera da letto ricostruita con mobili d'epoca, e una soffitta che raccoglie ulteriori materiali. Ogni ambiente è allestito come se fosse ancora in uso: non una vetrina, ma una stanza fermata nel tempo.
Accanto agli oggetti in grandezza naturale, il Centro affianca una collezione di riproduzioni in miniatura di botteghe artigiane e ambienti di lavoro, riferita all'intera area dell'Alta Valle del Tevere e più in generale all'Umbria. Le miniature restituiscono la disposizione degli spazi, la gerarchia degli strumenti, la densità degli interni: un registro di lettura complementare a quello degli originali, utile a cogliere proporzioni e relazioni che la scala reale a volte non permette di vedere per intero.
Il territorio tifernate — denominazione che richiama l'antico nome romano della città, Tifernum Tiberinum — ha storicamente intrecciato agricoltura, artigianato e piccolo commercio lungo l'asse del Tevere. Il Centro documenta questa stratificazione: il fabbro, il frantoiano, il contadino non sono figure separate ma parti di un sistema economico locale che si reggeva sulla prossimità e sulla trasmissione diretta del sapere. Gli oggetti conservati a Garavelle appartengono per lo più ai secoli XVIII e XIX, con alcune presenze più antiche, e testimoniano una continuità di pratiche che si è interrotta nel corso del Novecento con la meccanizzazione e lo spopolamento delle campagne.
Città di Castello è nota soprattutto per il suo patrimonio artistico — la Pinacoteca Comunale, la Collezione Burri, le testimonianze medievali e rinascimentali del centro storico. Il Centro di Documentazione occupa uno spazio diverso in questo panorama: non l'arte come produzione d'eccellenza, ma la cultura materiale come sedimento collettivo. La casa colonica di Garavelle conserva ciò che normalmente non sopravvive: gli oggetti d'uso, consumati, riparati, tramandati, che raramente entrano nelle collezioni pubbliche e che tuttavia definiscono con precisione le condizioni concrete di un'epoca.
Livioandronico2013 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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