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Il Mugello conserva una tradizione artigiana legata alla lavorazione del pellame, mestiere radicato nel territorio che testimonia la cultura manifatturiera rurale della Toscana interna.
Il Mugello è una valle appenninica a nord di Firenze, solcata dal Sieve e dai suoi affluenti, che ha costruito nei secoli una propria economia rurale distinta da quella della città dominante. Tra le attività che hanno caratterizzato le comunità di questa area interna della Toscana, la lavorazione del pellame occupa un posto preciso, radicato nelle condizioni materiali del territorio: la presenza di corsi d'acqua abbondanti, indispensabili in ogni fase della concia, e la disponibilità di pelli provenienti dall'allevamento locale hanno reso possibile lo sviluppo di un mestiere che altrove richiedeva infrastrutture urbane e corporazioni organizzate.
La concia delle pelli è un processo lungo e fisicamente impegnativo. Le pelli grezze, dopo la macellazione, devono essere trattate con sostanze tanniche — tradizionalmente estratte dalla corteccia di castagno o di quercia, alberi diffusi sulle pendici appenniniche — per essere trasformate in cuoio resistente e lavorabile. L'acqua serve a ogni passaggio: per ammorbidire, per lavare, per fissare il tannino. Le botteghe artigiane del Mugello si insediavano perciò lungo i corsi minori della valle, dove la corrente poteva alimentare vasche e meccanismi rudimentali. Questo legame tra morfologia del territorio e pratica del mestiere è rimasto costante per generazioni, ben prima che la tradizione fiorentina dell'Arte dei Galigai — documentata già alla fine del Duecento — imponesse i propri standard alla produzione della città.
Nelle comunità rurali della valle, la lavorazione del pellame non era separata dall'economia agricola ma ne era parte integrante. Il conciatore lavorava spesso in connessione con il macellaio e il calzolaio, in una rete di scambi locali che rendeva ogni borgo parzialmente autosufficiente. Le tecniche si trasmettevano all'interno delle famiglie o tra maestro e apprendista, senza che esistesse una codificazione scritta: il sapere viveva nei gesti, nei tempi di immersione delle pelli, nella lettura della consistenza del cuoio al tatto. Questa forma di trasmissione orale e pratica è al tempo stesso la forza e la fragilità di ogni mestiere antico.
Nel corso del Novecento, la progressiva industrializzazione della concia — concentrata in altri distretti toscani come quello di Santa Croce sull'Arno — ha ridotto drasticamente il numero di artigiani attivi nel Mugello. Ciò che rimane oggi è una memoria incorporata in pochi praticanti e in una toponomastica locale che conserva tracce di un'attività un tempo diffusa. La valle continua a offrire le condizioni naturali che resero possibile quel mestiere — l'acqua, il legno, le essenze vegetali — ma il contesto economico che lo sosteneva si è trasformato in modo irreversibile.
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