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Il borgo di Allerona custodisce un museo che conserva scheletri fossilizzati di cetacei vissuti circa due milioni di anni fa e un raro reperto di ambra grigia fossile, testimonianza di un antico mare scomparso.
Allerona è un borgo medievale dell'Umbria meridionale, nel territorio della provincia di Terni, arroccato su un colle che guarda verso la Toscana e il Lazio. Il profilo compatto delle sue case in pietra, la chiesa plebana di Santa Maria Assunta e i boschi che circondano l'abitato compongono un paesaggio di quiete rurale. Eppure sotto quella quiete, e sotto quella stessa terra, si conserva la memoria di un mondo radicalmente diverso: circa due milioni di anni fa, nel Pleistocene inferiore, questa parte dell'Umbria era coperta da un mare.
Il Museo dei Cicli Geologici di Allerona nasce attorno a quella scoperta. Le argille della zona, in particolare quelle affioranti nella località di Bargiano, hanno restituito nel tempo una quantità notevole di reperti marini: molluschi, crostacei decapodi, denti di squalo, e — tra i ritrovamenti più inattesi — scheletri fossilizzati di cetacei. Quattro esemplari sono documentati e conservati nel museo. La loro presenza in un entroterra collinare a oltre duecento chilometri dal mare attuale è il risultato di un processo geologico lungo e stratificato, che il museo ricostruisce attraverso i reperti stessi e il loro contesto stratigrafico.
Tra i materiali esposti figura anche un campione di ambra grigia fossile. L'ambra grigia è una sostanza prodotta dall'apparato digerente dei capodogli, nota per il suo impiego storico in profumeria; nella sua forma fossile, solidificata e sepolta nei sedimenti marini per milioni di anni, è un reperto di rarità documentata a livello scientifico. La sua presenza ad Allerona è coerente con l'ipotesi che quei fondali pleistocenici ospitassero una fauna cetacea articolata, e il museo dedica a questo tema una sezione specifica, inclusa la riflessione sul fenomeno delle cosiddette whale falls — la sequenza ecologica che si innesca quando una carcassa di cetaceo affonda sul fondo marino.
L'origine del museo è legata alla figura di Agnese Peparello, alla quale il sito istituzionale attribuisce esplicitamente l'avvio del progetto collezionistico e scientifico. Questa radice locale, fatta di raccolta sul campo e di attenzione al territorio, distingue il museo dai circuiti paleontologici di scala maggiore e gli conferisce una coerenza narrativa precisa: non una collezione generica di fossili, ma la ricostruzione di un ambiente marino specifico, geograficamente e cronologicamente definito.
Il borgo e il museo formano insieme un percorso in cui la geologia e la storia si sovrappongono senza interferirsi. I sentieri boscosi che si diramano attorno ad Allerona attraversano in parte gli stessi terreni argillosi che hanno conservato i fossili, rendendo il paesaggio circostante una prosecuzione naturale di quanto esposto nelle sale. Allerona rimane un centro di dimensioni contenute, lontano dai flussi turistici principali dell'Umbria, e il museo mantiene quella scala: densa di contenuto, priva di sovrastrutture.
LigaDue · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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