«Portare l'Italia a tavola» è l'invito, ed il consiglio, che il signor Decarolis a regala alla propria clientela presso Bulach in Svizzera.

. Un invito, figlio di una grande fiducia nell'esportazione di un Made in Italy di qualità. Un invito a conoscere, e riconoscere, i sapori della tradizione. Ad aprire una finestra a mille chilometri dalla propria terra di origine, sapendo di potersi sempre riconoscere.

Rico Decarolis
Rico Decarolis, un ambasciatore del buon gusto italiano

Qual è la sua storia, cosa l'ha portata ad esportare il Made in Italy culinario, in Svizzera?
«Mi sono stabilito in Svizzera a diciotto anni, qui ho cominciato a lavorare in ristoranti italiani. L’ho fatto per praticamente dodici anni. Nel 2009, abbiamo poi deciso di aprire un’attività completamente indipendente, per avere l’opportunità di cambiare, rimanendo comunque nell’ambito della ristorazione. L’idea era quella di avere una maggiore autonomia in merito agli orari ed ai tempi di lavoro, ed anche per poter portare avanti l’idea di Made in Italy che attualmente caratterizza l’attività».

Cantina
Dall'Italia una vasta e meticolosa selezione enologica 

Ce ne parli.
«Io credo davvero moltissimo nella valorizzazione del Made in Italy. Con la nostra attività cerchiamo di portare avanti, al massimo delle nostre possibilità ed attraverso prodotti che rispecchino sempre uno standard elevato, la tradizione culinaria italiana, con un occhio più attento a quella pugliese, che rappresenta le mie origini. Tali principi sono estesi ed applicati, indistintamente, sia al ristorante sia al negozio di specialità a quest’ultimo collegato».

Com’è articolata l’attività?

«C’è la trattoria a cui è legata anche un’attività di gastronomia da banco ed un’enoteca che conta, attualmente, circa centocinquanta etichette. Cerchiamo di portare avanti un clima familiare che vada a sostenere l’idea del forte legame con la cucina tradizionale, che ci teniamo a portare avanti. Lasciamo spazio, ovviamente, all’originalità, alla fantasia ed all’innovazione, nell’ambito della decorazione e presentazione dei nostri prodotti, che devono però essere sempre espressione della tradizione italiana di cui andiamo fieri».

Quali sono i piatti di maggior successo, quelli a cui non potrebbe rinunciare?
«Sicuramente, uno dei prodotti più richiesti è la burrata pugliese. Insieme a quest’ultima, grande successo ha la pasta, soprattutto quella fresca. Sono alcuni tra gli elementi cardine del nostro menù che però si rinnova, mese dopo mese, rispettando i ritmi della natura e della stagionalità, che trovo siano sinonimo di freschezza; elemento posto alla base di tutta la nostra produzione».

Happy hour di qualità
Vespa... una passione inconfondibile!





Com'è composta la sua clientela?
«C’è un’altissima percentuale di gente del luogo, di svizzeri desiderosi di incontrare sapori diversi e genuini. Siamo contenti ed orgogliosi di contribuire all’esportazione dell’autentica tradizione italiana, e lo facciamo imponendoci di mantenere degli standard qualitativi molto alti. Crediamo fortemente nel valore della qualità che è cara ma che, alla lunga, ripaga ampiamente».

Ci parli del suo staff
«La gestione della nostra azienda è quasi totalmente familiare, con l’eccezione di un singolo operaio. L’elemento familiare, in aggiunta a quello qualitativo, è forse uno dei nostri più importanti punti di forza. L’accoglienza che riserviamo ai clienti è sempre colma di attenzioni, e uno dei complimenti che riceviamo più spesso è sentirci dire quanto ci si senta in Italia, varcando la porta del nostro ristorante. Trovandoci a mille chilometri dal sud, da casa, è un risultato che ci inorgoglisce».


Ha fatto prima accenno alla varietà del suo menù, si è fatto tentare anche da qualche contaminazione?
«Non con la cucina locale. La nostra filosofia ci impone di seguire ricette che vadano a valorizzare la tradizione italiana. Un occhio di riguardo viene regalato alla Puglia, nostra terra di origine, ma se vogliamo parlare di varietà di piatti, ecco magari sì, c’è, ma sempre mantenendo uno sguardo fisso sull’Italia. Abbiamo elementi della cucina toscana, ad esempio, o piemontese, quando il tartufo la fa da padrone. Anche la selezione di vini è esclusivamente italiana, ad eccezione di qualche Champagne».

Ci sono altri progetti che cercherà di concretizzare, in futuro?
«Attualmente, occupandoci anche di catering, stiamo cominciando a ragionare anche sull’idea di espandere la nostra attività in direzione dello street food, mantenendo, anche in questo caso, la nostra vocazione alla qualità».

Di Liliana Squillacciotti

ID Anticontraffazione di Eccellenze Italiane n.
8206

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