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Com’è nata l’idea di aprire un’attività all’estero?

Prima di aprire questo ristorante ero socio della catena “Fratelli La Bufala” perciò diciamo che avevo già esperienza nel mondo della ristorazione. Siamo stati il primo ristorante della catena aperto all’estero qui a Londra e una volta uscito dal gruppo ho deciso di tenere il ristorante ma di cambiarci il nome, e così è nato “Mimmo La Bufala”.

Cosa proponete nel vostro menù?

Noi offriamo piatti tradizionali italiani, una cucina completamente italiana con porzioni anche abbondanti. Noi cerchiamo di rimanere molto vicini alla tradizione senza “contaminarla” troppo. I piatti come li faceva la nonna diciamo. Proponiamo ad esempio le lasagne alla bolognese che sono strepitose.

Le materie prime utilizzate sono di origine italiana?

Sì sì assolutamente, tutti gli ingredienti che utilizziamo provengono dall’Italia. Noi importiamo tutto, per esempio anche per le pizze: importiamo le mozzarelle, la ricotta, la bufala, la burrata, i diversi oli…


Quali sono i piatti più richiesti dalla clientela inglese?

Agli inglesi piacciono molto le paste devo dire ma il piatto più richiesto e forse anche più buono sono gli spaghetti con le vongole. Offriamo anche per lo stesso piatto diverse scelte di pasta anche fresca come uno spaghettone doppio o anche le linguine. Poi vanno anche molto i grandi classici come gli spaghetti al pomodoro con il sugo fatto da noi con i pelati che provengono direttamente da Napoli.

Che atmosfera si respira nel suo locale?

Diciamo che sono molto conosciuto qui a Londra, in particolare qui ad Hampstead mi conoscono tutti perciò quando le persone vengono a mangiare da me si respira un’aria familiare, conviviale e piena di energia. Soprattutto quando sono presente nel locale si sente proprio che è presente quell’ospitalità italiana che non puoi trovare nei locali inglesi.

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Qual è secondo lei il segreto del successo del made in Italy all’estero?

Partiamo dal fatto che il made in Italy non ha sempre successo a prescindere, il made in Italy ha successo solo se è originale. Una volta i primi ristoratori che emigravano all’estero dall’Italia per fare fortuna aprivano un ristorante italiano senza sapere effettivamente come si cucinasse italiano e quali prodotti utilizzare per realizzare dei buoni piatti. Questo ha sì contribuito al diffondersi del made in Italy ma ne ha anche abbassato la qualità. Nel tempo però grazie anche a ristoratori capaci e con più gusto, come me, hanno cercato di far capire alla propria clientela cosa fosse veramente la buona cucina italiana all’estero. Un esempio classico per capire se un ristorante è veramente buono è prendere degli spaghetti al pomodoro, da piatti così semplici puoi davvero capire se i prodotti utilizzati sono di qualità: lo capisci dal gusto del pomodoro, dalla pasta bella al dente, dal parmigiano che ci metti sopra, dalla foglietta di basilico sopra… tutti pezzi di un puzzle di qualità che compongono il made in Italy.

Quale consiglio darebbe a qualcuno che volesse aprire un’attività all’estero?

Ad oggi banalmente per aprire un’attività ci vogliono dei fondi, anche importanti. Soprattutto in un’ottica di aprire nel centro città, gli affitti sono alti. Quando apri una nuova attività devi stare attento a molte cose: alla zona in cui intendi aprire, all’afflusso di gente che ci potrebbe essere, ai concorrenti che potrebbero esserci. Se poi vuoi aprire in un posto più sperduto ci vuole molto più tempo per costruire una reputazione, per far conoscere i propri piatti, la propria idea di cucina.



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Giorgia Maltecca


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