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Antico itinerario di pellegrinaggio che collega la pianura padana all'Appennino tosco-emiliano, prendendo il nome dall'Abbazia di Nonantola fondata nel 752 d.C. da Sant'Anselmo. Meno frequentato dei grandi cammini, offre un attraversamento autentico di borghi e paesaggi appenninici.
L'Abbazia di Nonantola, fondata nel 752 d.C. da Anselmo duca di Cividale dopo la sua rinuncia al potere secolare, non fu soltanto un centro monastico benedettino: divenne uno dei nodi più attivi della rete culturale e religiosa dell'alto Medioevo padano, un punto di riferimento per pellegrini, mercanti ed eserciti che percorrevano la pianura verso Roma. Da quel luogo, nella provincia di Modena, prende nome e origine la Via Romea Nonantolana, itinerario che risale la valle del fiume Panaro fino al crinale appenninico tosco-emiliano, al Passo della Croce Arcana.
Il tracciato si sviluppa per circa duecento chilometri articolati in dieci tappe, con una struttura a doppia direttrice — orientale e occidentale — che converge a Fanano prima di affrontare la salita verso il confine con la Toscana. Questa conformazione riflette la logica dei percorsi medievali, pensati per distribuire il flusso dei viandanti tra più vallate, raccogliendo lungo il cammino pievi, castelli e borghi che oggi conservano tracce leggibili di quella funzione di transito e ospitalità. Il percorso è classificato come lineare e si presta a essere percorso integralmente o per sezioni.
Rispetto alla Via Francigena, con cui condivide l'epoca di massima frequentazione e la destinazione ultima, la Romea Nonantolana ha mantenuto un profilo meno celebre e, di conseguenza, meno frequentato. I territori rurali e montani che attraversa — la media e alta valle del Panaro, i versanti dell'Appennino modenese — sono rimasti in larga parte estranei al turismo organizzato su scala industriale. Questo ha preservato una continuità di paesaggio e di tessuto insediativo che altrove è andata perduta o è stata ricostruita a posteriori.
Il periodo storico in cui la via conobbe la sua massima vitalità coincide con i secoli in cui la penisola italiana era percorsa da una fitta rete di tracciati viari che collegavano l'Europa del Nord a Roma: un sistema capillare che serviva insieme la devozione, il commercio e la politica. La Via Romea Nonantolana si inserisce in quella rete come itinerario di raccordo tra la pianura padana e i valichi appenninici, in un momento in cui Nonantola era abbastanza influente da orientare i flussi di movimento nell'intera area.
Oggi il cammino è segnalato e percorribile, con una rete di accoglienza locale che si appoggia agli operatori del territorio modenese e montano. Chi lo percorre incontra un paesaggio che cambia gradualmente — dalla pianura aperta intorno a Nonantola, attraverso la fascia collinare dove compaiono i primi castelli medievali, fino alla vegetazione densa e all'aria rarefatta dell'Appennino. Il Passo della Croce Arcana, punto d'arrivo del tracciato, segna il confine fisico e storico tra due regioni, e chiude un percorso che ha la sua coerenza non nell'eccezionalità dei singoli monumenti, ma nella continuità del territorio che li tiene insieme.
Mauroriccio · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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