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Area delle Alpi Carniche ai piedi del monte Zoncolan, con borghi come Cercivento, Comeglians e Ovaro immersi in un paesaggio alpino di grande suggestione. Un territorio poco esplorato che offre scenari autentici della montagna friulana.
La valle che scende dai versanti delle Alpi Carniche verso il fondovalle del But non è un territorio che si annuncia. Arriva per gradi, attraverso curve che stringono la strada provinciale tra pareti boscose e il rumore dell'acqua, finché i boschi si aprono e i borghi compaiono come depositi di pietra e legno rimasti fermi nel tempo. Cercivento sorge alla confluenza della Valcalda con la Valle del But, in provincia di Udine, a circa 770 abitanti e a un'altitudine che appartiene già alla montagna vera. Il monte Zoncolan domina il profilo del cielo a nord, ma la sua fama ciclistica — le rampe che ogni primavera richiamano il Giro d'Italia — appartiene a un'altra scala di attenzione, quella dello spettacolo. Il fondovalle segue una logica diversa.
Cercivento conserva case del XVI secolo ancora leggibili nella loro struttura: Casa Pitt, Casa Tiridin, Casa Vezzi sono edifici che la ristrutturazione ha restituito alla forma originaria senza cancellarla. L'architettura rurale carnica ha una grammatica precisa — i ballatoi in legno, le facciate in pietra locale, i tetti a forte pendenza pensati per il carico della neve — e qui quella grammatica è ancora in uso, non musealizzata. La chiesa di San Martino, settecentesca, raccoglie opere d'arte che non si annunciano dall'esterno. Il patrono viene festeggiato l'11 novembre, data che nel calendario contadino segnava tradizionalmente la fine dei lavori nei campi e l'inizio della stagione chiusa.
Nel tessuto del borgo si è sviluppato nel corso degli anni un progetto di arte pubblica denominato "Cercivento: Una Bibbia a cielo aperto", che distribuisce lungo le vie del paese mosaici e opere in fotoceramica organizzati in cinque itinerari tematici. Gli episodi raffigurati attraversano l'Antico e il Nuovo Testamento. Non è un allestimento provvisorio né una decorazione accessoria: le opere sono integrate nelle superfici degli edifici, parte della pelle del paese. Il risultato è un percorso che si legge camminando, senza una direzione obbligata.
Il paesaggio circostante appartiene alla categoria delle cose che richiedono tempo per essere viste. I boschi di abete e faggio che coprono i versanti cambiano registro con le stagioni in modo netto: la luce di settembre sui larici è diversa da quella di luglio sugli alpeggi, e quella di febbraio sulla neve compatta è un'altra cosa ancora. I torrenti che scendono dai crinali alimentano il But, che attraversa la valle con una portata variabile e una voce che cambia con le piogge. Comeglians e Ovaro, i borghi vicini, condividono con Cercivento questa appartenenza a un sistema di valle che ha mantenuto una coerenza interna — economica, architettonica, paesaggistica — che altrove si è persa prima.
L'economia della zona è rimasta legata all'agricoltura e all'allevamento, con tutto ciò che questo comporta in termini di presidio del territorio e di continuità delle pratiche. Non è un'economia prospera, ma è un'economia presente. La Carnia in generale ha conosciuto spopolamento e abbandono nel corso del Novecento, e alcune frazioni ne portano i segni. Cercivento ha resistito in modo più compatto, e quella resistenza si legge nella cura degli edifici, nella presenza delle opere d'arte pubbliche, nel fatto che il borgo abbia ancora una forma riconoscibile. La valle dello Zoncolan, vista dal basso, è questo: un territorio che ha scelto di restare se stesso senza farne una bandiera.
Luca.Annoni · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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