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Borgo medievale arroccato su uno sperone roccioso nell'alta Valle Argentina, noto per i processi di stregoneria del Cinquecento e per il paesaggio selvaggio che lo circonda.
Nell'alta Valle Argentina, a circa quaranta chilometri da Sanremo e a breve distanza dal confine francese, Triora occupa uno sperone roccioso a 780 metri di quota. Il borgo appartiene alla provincia di Imperia e guarda verso le creste dell'Appennino ligure-piemontese con un'esposizione che, nelle ore tarde del pomeriggio, lascia il paese in ombra mentre le vette circostanti tengono ancora la luce. I vicoli — i caruggi stretti e voltati tipici dell'architettura rurale ligure — si intrecciano senza logica apparente, salgono, scendono, si chiudono contro muri di pietra grigia. Resti di torri difensive e del castello medievale segnano ancora il profilo del borgo, che conserva la struttura compatta di un insediamento pensato per resistere.
La storia che ha reso Triora nota al di fuori della Liguria risale alla fine del Cinquecento. Tra il 1587 e il 1589, in un periodo di carestia e tensione sociale, decine di donne del borgo e delle frazioni circostanti furono accusate di stregoneria. Il processo coinvolse l'Inquisizione genovese e si concluse con condanne, torture e alcune esecuzioni. Le imputate erano in larga parte donne anziane o marginali, e il luogo che la tradizione locale indica come teatro dei loro presunti raduni notturni è la Cabotina, un'area ai margini del borgo. Quella vicenda non è rimasta confinata nelle cronache: ha plasmato l'identità collettiva del paese, che oggi la elabora attraverso il Museo Etnografico e della Stregoneria, ospitato in un edificio medievale nel centro del borgo, dove documenti, oggetti e ricostruzioni restituiscono il contesto storico dei processi.
Il territorio che circonda Triora appartiene però a una dimensione diversa, meno legata alla memoria e più fisica. I boschi di castagni che coprono i versanti della valle offrono una rete di sentieri percorribili a piedi o in mountain bike, con tracciati che salgono verso le creste di confine e raggiungono quote superiori ai duemila metri. Il Monte Saccarello, a 2.201 metri il punto più alto della Liguria, è raggiungibile attraverso percorsi che partono dall'area di Triora e attraversano paesaggi di praterie alpine e rocce calcaree. La Valle Argentina, solcata dall'omonimo torrente, mantiene una vegetazione densa e una fauna che include caprioli, cinghiali e, nelle zone più alte, camosci. È un entroterra che la pressione turistica costiera ha lasciato in larga misura intatto.
Triora è inserita nel circuito dei Borghi più Belli d'Italia e ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Questi riconoscimenti descrivono uno stato di conservazione del patrimonio edilizio e paesaggistico che, nel contesto dell'entroterra ligure, non è scontato. La popolazione residente è esigua, come in molti borghi montani della regione, ma il paese non dà l'impressione dell'abbandono: la pietra è curata, le strade sono percorribili, e la presenza di attività legate all'artigianato e all'enogastronomia locale mantiene una certa vitalità. Il pane di Triora, prodotto con farine locali secondo una ricetta tradizionale, è uno dei prodotti che il borgo ha saputo valorizzare nel tempo come elemento identitario distinto dalla narrazione sulla stregoneria.
Giovdek · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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