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La transumanza, migrazione stagionale delle greggi tra i pascoli di montagna e le valli, è una pratica ancora viva in Trentino-Alto Adige e riconosciuta come patrimonio culturale immateriale. Accompagna un sistema di saperi legati alla pastorizia alpina, alla produzione casearia e alla cultura materiale delle comunità di montagna.
Nelle Alpi trentine e altoatesine, tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre, si compie ogni anno uno spostamento che ha scandito la vita delle comunità montane per secoli. Le greggi e le mandrie — mucche, pecore, capre, talvolta cavalli — lasciano i pascoli d'alta quota dove hanno trascorso l'estate e ridiscendono verso le stalle di fondovalle, prima che le prime nevicate rendano impraticabili i sentieri. Questo movimento, la transumanza, non è semplicemente una necessità logistica dettata dal clima: è un sistema di conoscenze, ritmi e relazioni sociali che ha plasmato il paesaggio alpino e le comunità che lo abitano.
Il momento più visibile di questa pratica è la discesa autunnale, il cosiddetto *Almabtrieb* nella tradizione di lingua tedesca dell'Alto Adige. Le bestie vengono adornate con ghirlande di fiori e rami, campanacci e copricapi elaborati, e il loro passaggio attraverso i paesi diventa un evento collettivo. Al Rifugio Nasereit, in Alto Adige, il rientro di circa 1.600 capi di bestiame è accompagnato da una festa aperta alla comunità, con prodotti tradizionali, tosatura delle pecore e distribuzione della lana. La cerimonia non è una ricostruzione folkloristica: risponde a una logica precisa, quella della riconsegna degli animali ai rispettivi proprietari dopo mesi di alpeggio condiviso.
Dietro l'apparenza festiva si articola un sistema di saperi tecnici tramandati oralmente di generazione in generazione. La gestione dei pascoli d'alta quota richiede una conoscenza capillare del territorio: quali zone sfruttare in quale momento della stagione, come leggere i segnali del tempo, come mantenere in salute gli animali lontano dalle stalle. A questo si affianca la produzione casearia d'alpeggio, che segue metodi consolidati e dà origine a formaggi il cui profilo aromatico dipende direttamente dalla varietà delle erbe dei pascoli. La qualità del prodotto finale è inseparabile dalla qualità della pratica pastorale.
Nel 2019, la transumanza è stata iscritta dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, in un dossier condiviso tra Italia, Austria e Grecia. Il riconoscimento ha consolidato una consapevolezza già presente nelle comunità locali: che questa pratica non riguarda solo la produzione zootecnica, ma costituisce un modo di abitare la montagna, di intendere il rapporto tra uomo, animale e territorio. Le valli del Trentino-Alto Adige custodiscono una delle espressioni più continue e riconoscibili di questa tradizione nell'arco alpino italiano.
BelPatty86 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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