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Sant'Angelo in Vado è uno dei centri storici della raccolta e valorizzazione del tartufo bianco pregiato nelle Marche, con una tradizione radicata nell'entroterra pesarese.
Sant'Angelo in Vado sorge nell'alta valle del Metauro, in quella fascia di entroterra pesarese dove l'Appennino comincia a stringere il paesaggio in dorsali boscose e fondovalle umidi. L'antica Tifernum Mataurense, città romana poi capitale della Massa Trabaria sotto il dominio dei Montefeltro, conserva nel suo tessuto urbano la stratificazione di secoli: ma è nel sottosuolo dei boschi circostanti, tra le radici di querce, pioppi e salici, che si nasconde il fatto più rilevante per chi si occupa di enogastronomia d'eccellenza.
Il Tuber magnatum Pico, il tartufo bianco pregiato, trova in questo territorio uno dei suoi habitat elettivi nelle Marche. Le condizioni che ne favoriscono la crescita — suoli argillosi e ben aerati, umidità costante, alternanza di temperature tra estate e autunno — si presentano con regolarità nelle colline e nei boschi dell'alta val Metauro, rendendo la raccolta una pratica radicata nel tempo e non una concessione recente al turismo gastronomico. Sant'Angelo in Vado è riconosciuta tra le Città del Tartufo, circuito che riunisce i centri italiani storicamente legati a questo prodotto, e la sua fiera autunnale — la Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato — è uno degli appuntamenti di riferimento del calendario enogastronomico marchigiano.
Il tartufo bianco si raccoglie tra ottobre e dicembre, nei mesi in cui il bosco perde le foglie e il profilo dei colli si fa più netto contro il cielo. I cavatori, accompagnati dai loro cani addestrati, percorrono sentieri che spesso si tramandano di generazione in generazione, con una conoscenza del territorio che non si improvvisa. Il prodotto che ne risulta è valutato per intensità aromatica, consistenza e peso: caratteristiche che variano sensibilmente da annata ad annata, legate com'è all'andamento delle piogge e delle temperature dei mesi precedenti.
Nella cucina locale il tartufo bianco entra con misura, senza sovrastrutture: su un uovo al tegamino, su tagliatelle all'uovo tirate a mano, su un fondo di pasta fresca. La semplicità della preparazione non è rinuncia, ma scelta tecnica — il calore eccessivo disperde i composti aromatici volatili che definiscono il prodotto. Questa consapevolezza appartiene alla tradizione domestica del borgo prima ancora che alla ristorazione.
Sant'Angelo in Vado rimane un centro di dimensioni contenute, lontano dai grandi flussi turistici, il che preserva al tartufo locale una dimensione ancora legata al territorio e alle sue stagioni. Chi vi arriva in novembre, quando la fiera anima le piazze del centro storico e l'aria porta l'odore di terra e bosco, si trova di fronte a una filiera corta nel senso più letterale: il cavatore, il prodotto, il cuoco, il piatto.
Maddy16869 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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