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Dimora eclettica ottocentesca costruita dal conte Cesare Mattei sulle colline bolognesi, sintesi visionaria di stili architettonici medievali, arabi e rinascimentali. Rimasta a lungo abbandonata, è stata restaurata e restituita alla fruizione pubblica.
Sulle colline dell'Appennino bolognese, nel comune di Grizzana Morandi, sorge una struttura che non appartiene ad alcuna categoria architettonica consolidata. La Rocchetta Mattei fu concepita a partire dal 1850 dal conte Cesare Mattei — medico, omeopata, figura di spicco e controversa del positivismo ottocentesco — come residenza privata e insieme come manifesto di una visione del mondo. Mattei non commissionò un palazzo di rappresentanza né una villa di campagna: volle qualcosa che non esisteva ancora, e che probabilmente non sarebbe potuto esistere altrove.
L'edificio che prese forma nel corso dei decenni successivi mescola con coerenza interna ciò che la teoria architettonica tenderebbe a separare. Torri merlate di memoria medievale si affiancano a cortili di gusto moresco, con archi a ferro di cavallo e decorazioni in stucco che rimandano all'Alhambra di Granada; cappelle di impianto gotico convivono con ambienti in cui il Liberty anticipa se stesso. Il risultato non è disordine, ma un sistema coerente con la logica del suo ideatore: Mattei era convinto che la bellezza, come la salute, derivasse dall'equilibrio tra forze diverse. La Rocchetta era, in questo senso, anche una metafora terapeutica.
Alla morte del conte, nel 1896, la proprietà passò di mano più volte, fino a entrare in un lungo periodo di abbandono che durò per gran parte del Novecento. I decenni di incuria lasciarono segni profondi sulla struttura: crolli parziali, infiltrazioni, deterioramento degli stucchi e delle superfici decorate. La Rocchetta rimase in questo stato fino a quando la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna — oggi Fondazione Carisbo — non avviò un intervento di restauro articolato in più fasi, restituendo progressivamente gli ambienti alla visita pubblica. Il cantiere, che ha riguardato prima le sezioni medievali e rinascimentali e più di recente l'ala arabo-moresca, è ancora in corso su alcune porzioni dell'edificio.
Ciò che il restauro ha riportato alla luce è un interno stratificato, in cui ogni sala racconta una fase della costruzione e una sfumatura del pensiero del suo committente. La cappella ottagonale, con la sua cupola traforata che filtra la luce in modo calibrato, è forse l'ambiente in cui l'intenzione originaria si legge con maggiore nitidezza. Altrove, affreschi e rivestimenti ceramici documentano la varietà delle maestranze coinvolte e la circolazione di modelli figurativi che attraversava l'Europa di fine Ottocento senza rispettare confini di stile o di nazione.
Il contesto paesaggistico contribuisce a definire il carattere del luogo. La Rocchetta si erge su uno sperone che domina la valle del Reno, in una posizione che Mattei scelse con deliberata intenzione scenografica: la struttura doveva essere visibile da lontano, e al tempo stesso doveva guardare lontano. Oggi, con l'accesso regolato su prenotazione, la visita mantiene una dimensione raccolta che permette di leggere l'edificio senza la distrazione della folla — una condizione che raramente si dà nei luoghi di questa complessità storica.
Rapallo80 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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