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Tratto di costa laziale selvaggia al confine con il Parco Nazionale del Circeo, legata alle vicende epiche dell'Odissea e caratterizzata da un paesaggio marino poco frequentato rispetto ad altre mete italiane.
La costa che si distende tra Terracina e San Felice Circeo porta un nome che viene da lontano — da quei versi dell'Odissea in cui Omero collocò in questi mari le tappe più oscure e seducenti del viaggio di Ulisse. La Riviera d'Ulisse non è una denominazione amministrativa ma una definizione geografica e culturale che abbraccia un tratto della provincia di Latina dove il Tirreno incontra il promontorio del Circeo, ultima propaggine del Parco Nazionale istituito nel 1934, primo parco naturale d'Italia. Il Monte Circeo si erge isolato sulla pianura pontina come un'anomalia geologica, un rilievo calcareo che raggiunge i 541 metri e che per secoli ha alimentato la leggenda di Circe, la maga che secondo il poema omerico trasformò i compagni di Ulisse in porci su questi stessi scogli.
Il paesaggio costiero alterna morfologie distinte. Verso Terracina la costa è più aperta, con fondali sabbiosi e una linea di riva che si distende senza interruzioni. Procedendo verso il promontorio del Circeo il profilo si fa più aspro: la roccia calcarea scende direttamente al mare, le calette si aprono tra pareti verticali, la macchia mediterranea — leccio, corbezzolo, mirto — occupa ogni spazio disponibile fino al bordo degli scogli. Le acque in questi tratti mantengono una trasparenza che deriva dalla scarsa pressione antropica e dalla natura rocciosa del fondale, che non produce torbidità. San Felice Circeo, il borgo che chiude a sud questo arco costiero, conserva un centro storico medievale arroccato sul promontorio, separato dalla marina e dalla spiaggia di Sabaudia dal lago di Paola, uno specchio d'acqua salmastra collegato al mare da un canale.
Il Parco Nazionale del Circeo costituisce la cornice entro cui questo paesaggio si è conservato. La sua istituzione ha impedito lo sviluppo edilizio che ha compromesso altri tratti della costa laziale, e oggi la foresta demaniale del Circeo — una delle ultime foreste planiziali costiere del Mediterraneo centrale — si estende tra il lago di Sabaudia e il promontorio, con esemplari di farnia, frassino ossifillo e ontano nero che crescono su suoli ancora integri. Chi percorre i sentieri interni al parco si muove in un contesto vegetale che ha pochi equivalenti lungo la costa tirrenica italiana. Il silenzio, qui, non è un effetto cercato ma una condizione strutturale del territorio.
La dimensione del riposo che questa costa offre non dipende da infrastrutture dedicate ma dalla sua stessa configurazione fisica. La distanza da Roma — circa centoventi chilometri — e l'assenza di grandi arterie di accesso diretto hanno mantenuto i flussi entro proporzioni che il territorio riesce ad assorbire, almeno fuori dalla stagione estiva centrale. In primavera e in autunno il promontorio del Circeo restituisce una qualità di luce e di quiete che appartiene a un'idea di costa mediterranea ormai rara nel panorama italiano.
Michele Sirchi Derivative work: Nicholas Gemini · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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