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Piccolo comune dell'Emilia con circa 7.000 abitanti, noto per un centro storico compatto e una vivace scena artistica e artigianale che lo distingue dai borghi più celebrati della regione. La sua dimensione raccolta lo rende una sosta autentica lontana dai flussi turistici principali.
Pieve di Cento sorge nella pianura bolognese lungo il Reno, a trentatré chilometri da Bologna e separata dalla confinante Cento soltanto dal corso del fiume. La pianura qui non è uno sfondo neutro: è la condizione stessa che ha modellato il borgo, costringendolo a costruire la propria identità verso l'interno, nel perimetro compatto delle mura e sotto i portici che per secoli le hanno valso il soprannome di "piccola Bologna". L'impianto urbanistico conserva ancora la traccia del castrum romano, sopra la quale si sono depositate, con ordine riconoscibile, la pieve del IX secolo, la città medievale e poi le rielaborazioni rinascimentali e barocche. Camminare nel centro storico significa attraversare strati di tempo che non si contraddicono.
Il Palazzo Comunale è uno dei nodi di questo tessuto. Al suo interno si trovano l'antico Archivio Notarile e il Teatro Comunale intitolato ad Alice Zeppilli, soprano nata a Pieve di Cento alla fine dell'Ottocento e celebrata, tra gli altri, da Gabriele D'Annunzio. Il teatro ospita anche un piccolo Museo della Musica dedicato alla sua figura, un caso in cui la memoria locale ha trovato una forma stabile senza cedere alla retorica del monumento. Nel 2019 il Touring Club Italiano ha assegnato al borgo la Bandiera Arancione, riconoscimento riservato ai piccoli comuni che dimostrano qualità diffusa nell'offerta culturale e nella tutela del patrimonio.
Ciò che distingue Pieve di Cento da molti centri di dimensioni analoghe è la presenza di una scena artistica contemporanea che non si spiega facilmente con la sola tradizione locale. Nel corso dei decenni il borgo ha sviluppato una vocazione per l'arte del Novecento e del presente, con gallerie e spazi espositivi che hanno attratto collezionisti e appassionati ben oltre l'ambito provinciale. Questa stratificazione — il medioevo sotto i portici, il melodramma nell'ottocento del teatro, l'arte contemporanea nelle sale espositive — non produce contrasto ma una coesistenza che riflette la capacità del luogo di rinnovarsi senza cancellare.
La posizione geografica contribuisce a spiegare una certa discrezione. Pieve di Cento è facilmente raggiungibile, eppure rimane esterna ai circuiti che concentrano i flussi sulla Via Emilia o sulle città d'arte maggiori. La pianura non offre scenografie immediate, e il borgo non cerca di compensare con effetti. Quello che propone è un centro storico integro, una vita culturale sproporzionata rispetto alle dimensioni amministrative — circa settemila abitanti — e una misura urbana che permette di leggere il luogo senza mediazioni.
Ingo Mehling · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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