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Piccolo museo nel paese di Donnas dedicato alla storia della viticoltura eroica in un territorio di forte pendenza, con attrezzi storici ancora in uso. Documenta una tradizione agricola di nicchia che resiste in condizioni ambientali difficili.
Donnas si trova nella Bassa Valle d'Aosta, a pochi chilometri dal Forte di Bard, nel tratto in cui la Dora Baltea stringe il fondovalle e le pendici rocciose si alzano ripide verso i versanti soleggiati. È qui che la vite cresce su terrazze costruite con fatica secolare, in condizioni che altrove avrebbero scoraggiato qualsiasi coltivazione stabile. Il paesaggio vitivinicolo di Donnas appartiene a quella categoria definita viticoltura eroica: pendenze che superano il trenta per cento, terreni difficili da meccanizzare, lavoro quasi interamente affidato alla mano dell'uomo.
Il Museo della Vite e del Vino è ospitato nelle cantine dell'asilo "Anna Caterina Selve", un edificio fatto erigere dal commendatore Federico Selve in onore della madre, a beneficio della comunità locale. Le cantine conservano un soffitto a volta in mattoni che racconta da solo la solidità costruttiva dell'epoca. Questi stessi spazi hanno ospitato, dal 1971 al 1976, la sede delle Caves Coopératives de Donnas, la cooperativa che ha ottenuto per il vino locale la prima Denominazione di Origine Controllata della Valle d'Aosta — un riconoscimento che segnava l'ingresso di una produzione di montagna nel sistema ufficiale delle tutele italiane.
All'interno del museo si conservano gli attrezzi tradizionali impiegati nella coltivazione della vite: strumenti che in molti casi non appartengono soltanto alla memoria, ma restano in uso nei vigneti terrazzati del territorio. Questa continuità tra documento e pratica viva è forse l'elemento che distingue il museo da una semplice raccolta etnografica. Gli oggetti esposti non illustrano un mestiere scomparso, ma descrivono gesti ancora compiuti ogni stagione sulle stesse pendici.
Il vitigno coltivato a Donnas è il Nebbiolo, qui chiamato con il nome locale di Picotener. Il vino che ne deriva — il Donnas DOC — è prodotto in quantità contenute, proporzionate alla difficoltà del territorio e alla dimensione artigianale delle lavorazioni. Questa scarsità non è un limite commerciale ma una conseguenza diretta della morfologia del luogo: ogni bottiglia porta con sé la misura esatta dello sforzo necessario a ottenerla.
Il museo funziona come punto di accesso a una lettura più ampia del paesaggio circostante. Chi percorre i sentieri tra i vigneti terrazzati di Donnas riconosce nei muri a secco e nelle pergole basse la stessa logica degli strumenti conservati nelle cantine: soluzioni elaborate nel tempo per adattare una pratica agricola a un ambiente che non offre nulla gratuitamente. La viticoltura eroica alpina non è una formula promozionale, ma la descrizione precisa di un rapporto tra uomini e territorio che a Donnas ha lasciato tracce visibili e misurabili.
Donnas_dal_bec_di_nona.jpg: F Ceragioli derivative work: Patafisik · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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