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Borgo medievale molisano le cui mura antiche ospitano oltre settanta opere di street art realizzate da artisti internazionali, in un dialogo insolito tra patrimonio storico e arte contemporanea. Il progetto ha riportato attenzione su un paese altrimenti a rischio spopolamento.
Civitacampomarano sorge a 520 metri sul livello del mare, nell'entroterra molisano in provincia di Campobasso. Il borgo conta oggi circa trecento abitanti, cifra che racconta da sola decenni di abbandono progressivo, lo stesso che ha svuotato silenziosamente centinaia di paesi del Mezzogiorno. Le case in pietra si stringono attorno a un castello angioino, e le strade del centro storico conservano la geometria irregolare di un insediamento medievale rimasto a lungo fuori dalle rotte principali. È proprio questa marginalità che, a partire dal 2016, è diventata il presupposto di una trasformazione inattesa.
Quell'anno l'artista romana Alice Pasquini porta a Civitacampomarano l'idea di un festival di street art. Nasce il CVTà Street Fest, manifestazione che nel corso degli anni successivi ha richiamato oltre cinquanta artisti di fama internazionale, tra cui David de la Mano e Martin Whatson, nomi presenti nelle gallerie di Londra e Tokyo. Le opere — oggi più di settanta, secondo alcune fonti fino a novanta — non occupano superfici neutre: si dispiegano sulle facciate di abitazioni, su muri di contenimento, su pareti che conservano la texture della pietra locale. Il dialogo tra il segno contemporaneo e la materia storica non è mai risolto in modo decorativo; è piuttosto una coesistenza che lascia visibili entrambi i piani, senza che l'uno cancelli l'altro.
Tra le opere più citate dai visitatori c'è quella che reca la scritta "Il Molise non esiste, resiste" — frase che riprende un'ironia diffusa sull'invisibilità di questa regione nel racconto nazionale, e la rovescia in dichiarazione di permanenza. È un gesto semplice, ma fotografato e condiviso abbastanza da diventare un riferimento riconoscibile ben oltre i confini regionali. Il borgo custodisce anche la Casa Cuoco, dimora storica legata alla memoria del paese, e mantiene tradizioni gastronomiche proprie, tra cui i Cielli, dolci preparati con mosto cotto secondo una ricetta locale.
I numeri del festival offrono una misura concreta di ciò che è cambiato: si parla di circa 25.000 visitatori l'anno, in un paese che per decenni aveva visto solo partenze. Civitacampomarano viene oggi citato in discussioni sulla rigenerazione dei borghi minori italiani come caso in cui un intervento culturale ha prodotto effetti misurabili sulla visibilità e sulla frequentazione di un territorio. Resta aperta la questione di quanto questo flusso si traduca in radicamento economico stabile per chi abita il borgo tutto l'anno, non solo nei giorni del festival.
Math tilde · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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