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La laguna di Grado, con i suoi canali e le sue barene, è uno dei principali siti di sosta per uccelli migratori dell'Alto Adriatico. La si esplora tradizionalmente a bordo di imbarcazioni tipiche locali.
Tra Grado e il mare aperto si distende una laguna che non appartiene né all'uno né all'altro: un territorio intermedio di acque basse, canali silenziosi e distese di barena che il vento dell'Adriatico percorre senza ostacoli. La laguna di Grado, in provincia di Gorizia, è uno degli ecosistemi lagunari più integri del nord Italia, e la sua estensione — circa novanta chilometri quadrati di specchi d'acqua, velme e isolotti — la colloca tra i siti di maggiore rilevanza naturalistica dell'intero arco adriatico settentrionale.
La struttura di questo ambiente è determinata dalla morfologia tipica delle lagune alto-adriatiche: fondali bassissimi che si scoprono con la bassa marea, canali che incidono le barene come venature su una foglia, e una luce che cambia qualità a ogni ora del giorno, riflessa dall'acqua ferma o increspata dal vento di bora. Non è un paesaggio che si offre con immediatezza. Richiede lentezza, e la lentezza qui ha una forma precisa: quella delle imbarcazioni tradizionali locali, piatte e silenziose, con cui i pescatori di Grado hanno navigato questi canali per secoli.
È proprio dalla barca che la laguna rivela la sua funzione di corridoio migratorio. Nella stagione delle migrazioni — in particolare in primavera e in autunno — le barene e le rive fangose diventano aree di sosta per specie che percorrono rotte tra il nord Europa e l'Africa subsahariana. Aironi cenerini e aironi rossi nidificano nelle zone più riparate; le spatole, riconoscibili per il becco appiattito a forma di paletta, sostano in gruppi compatti lungo i canali. I limicoli — termine che raccoglie famiglie diverse come i piovanelli, i cavalieri d'Italia e i chiurli — sondano il fango con i loro becchi specializzati nelle aree di velma. La varietà delle specie osservabili dipende dalla stagione e dalle condizioni meteorologiche, ma la laguna di Grado è riconosciuta dagli ornitologi come uno dei punti di osservazione più significativi dell'Alto Adriatico.
La navigazione nei canali interni permette di raggiungere zone che restano inaccessibili a piedi, dove il silenzio è interrotto solo dal richiamo degli uccelli e dal rumore dell'acqua contro lo scafo. In questo contesto, la distanza ravvicinata che la barca consente — senza disturbare gli animali, che percepiscono l'imbarcazione come un elemento neutro del paesaggio — trasforma l'osservazione in qualcosa di diverso dall'avvistamento occasionale. È un'immersione nella logica di un ecosistema che funziona secondo ritmi propri, indifferente alla presenza umana quando questa si muove con misura.
Grado, l'isola su cui sorge il borgo storico, è collegata alla terraferma da una strada sopraelevata che attraversa la laguna stessa. Da quella prospettiva si intuisce la scala del sistema. Ma è solo navigando all'interno, tra le barene e i canneti, che si comprende quanto questo territorio sia vivo e stratificato — un luogo in cui la geografia fisica e quella biologica si sovrappongono in modo che raramente si trova altrove lungo le coste italiane.
Carsten Steger · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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