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La Val Gardena custodisce una tradizione secolare di scultura e intaglio del legno, tramandata di generazione in generazione tra le comunità ladine della valle. Le botteghe artigiane producono oggetti che spaziano dalla statuaria sacra alle figure decorative, con tecniche rimaste sostanzialmente invariate nei secoli.
Nel cuore delle Dolomiti, lungo la valle che sale da Ponte Gardena verso il Passo Sella, Ortisei — in ladino Urtijëi — è il centro principale di una comunità che ha fatto del legno il proprio linguaggio da almeno quattro secoli. La tradizione dell'intaglio in Val Gardena si fa risalire al XVII secolo, quando i contadini della valle, bloccati in casa dai lunghi inverni alpini e impossibilitati a coltivare i campi gelati, cominciarono a ricavare figure dal cirmolo e dall'abete rosso per venderle ai mercanti itineranti. Quei mercanti — i cosiddetti *grödner Hausierer* — portarono le sculture gardenesi attraverso l'Europa e fino alle Americhe, costruendo una rete commerciale che rese la valle nota ben oltre i confini delle Alpi.
Il materiale di elezione è il tiglio, apprezzato per la sua grana fine e la relativa morbidezza che consente di ricavare dettagli sottili senza che il legno si scheggi. Accanto al tiglio si lavora il cirmolo, più resinoso e profumato, e talvolta il noce per i pezzi di maggiore impegno. Gli strumenti fondamentali restano quelli di sempre: sgorbie, scalpelli a V, coltelli da intaglio in acciaio temperato. La sequenza del lavoro — dal blocco grezzo al pezzo finito, passando per la sgrossatura, la modellazione dei volumi e la rifinitura dei particolari — richiede mesi per le sculture di grandi dimensioni e una padronanza tecnica che si acquisisce solo attraverso anni di pratica diretta.
Il repertorio iconografico tradizionale è largamente sacro: statue della Madonna, figure di santi, crocifissi destinati alle chiese di mezza Europa. Accanto a questo filone principale convivono i presepi, le maschere legate al carnevale ladino, e le figure ispirate al mondo delle leggende dolomitiche — i *Salvans*, i *Ganesn*, le creature del bosco che abitano il patrimonio narrativo della cultura ladina. La Scuola d'Arte di Ortisei, fondata nel 1872, ha istituzionalizzato la trasmissione di questo sapere, affiancando all'apprendistato familiare una formazione strutturata che comprende disegno, modellazione e storia dell'arte applicata.
Il Museum Gherdëina di Ortisei conserva una raccolta che documenta l'evoluzione della scultura locale dal Seicento a oggi, offrendo un contesto storico a una produzione che altrimenti rischia di essere letta soltanto come artigianato da esportazione. Nelle sale del museo si trovano pezzi che mostrano come lo stile gardenese abbia assorbito, nel tempo, influenze barocche e neogotiche senza mai perdere una certa essenzialità di tratto, una tendenza a semplificare i volumi che è riconoscibile anche nelle opere più elaborate. Studi come Demetz Art Studio, attivo da oltre centotrent'anni, testimoniano la continuità di questa presenza sul territorio, dove la dimensione artigianale e quella artistica non hanno mai smesso di sovrapporsi.
Oggi la Val Gardena conta ancora un numero consistente di intagliatori attivi, distribuiti tra Ortisei, Santa Cristina e Selva di Val Gardena. Alcuni lavorano in proprio, altri all'interno di studi che combinano la produzione manuale con tecniche di fresatura a controllo numerico per le fasi di sgrossatura, riservando all'intervento umano la rifinitura e i dettagli. Il dibattito interno alla comunità su dove tracciare il confine tra scultura artigianale e produzione industrializzata è aperto da decenni e riflette una tensione presente in molte tradizioni manifatturiere europee. Ciò che rimane costante è la materia: il legno, con la sua resistenza fibrosa, la sua capacità di trattenere la luce e di invecchiare acquistando profondità, continua a dettare i tempi e i limiti di chi lo lavora.
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