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Vitigno autoctono coltivato nelle campagne di Bagnoli di Sopra dal Cinquecento, produce un vino rosso robusto e caratteristico del Padovano, fuori dai più noti Colli Euganei.
Nella Bassa Padovana, dove la pianura si distende piatta verso il delta del Po e i Colli Euganei rimangono una presenza lontana all'orizzonte, il comune di Bagnoli di Sopra custodisce una delle tradizioni vitivinicole più antiche e meno celebrate del Veneto. Il vitigno che vi si coltiva si chiama Friularo — nome locale del Raboso Piave — e la sua storia scritta risale al 954, quando i monaci benedettini avviarono la bonifica di queste terre acquitrinose per destinarle alla vigna. Un lavoro paziente, condotto su suoli difficili, che ha plasmato nei secoli un carattere preciso e riconoscibile.
La denominazione ha percorso una strada lunga prima di ottenere il riconoscimento istituzionale che le spetta: DOC nel 1995, poi elevata a DOCG nel 2011 con il nome Bagnoli Friularo. Il disciplinare prevede una composizione minima del 90% di Raboso Piave, con invecchiamento di almeno dodici mesi per la versione base e ventiquattro mesi — di cui dodici in legno — per la Riserva. La zona di produzione si estende su quattordici comuni della provincia di Padova, ma la designazione Classico è riservata esclusivamente al territorio del comune di Bagnoli di Sopra, dove la concentrazione storica e varietale è più densa.
Il vino che ne risulta è rosso, strutturato, con una naturale tendenza all'acidità e ai tannini pronunciati — tratti che derivano direttamente dal Raboso Piave, vitigno di per sé austero, poco incline alla morbidezza immediata. Nella sua versione tradizionale si accompagna a piatti di sostanza: paste al ragù, cacciagione, insaccati e formaggi stagionati a pasta dura. Il disciplinare contempla anche una Vendemmia Tardiva, raccolta dopo l'11 novembre — giorno di San Martino — e un Passito ottenuto da uve appassite con resa massima del 45%, entrambe espressioni che mostrano la duttilità di un vitigno spesso ridotto alla sola immagine del rosso tannico.
Fuori dai circuiti del Prosecco e dell'Amarone, il Friularo di Bagnoli occupa uno spazio di nicchia che coincide quasi esattamente con la sua area geografica d'origine. Questa marginalità commerciale ha preservato, almeno in parte, una produzione legata al territorio in modo diretto, senza le pressioni di scala che altrove hanno uniformato stili e pratiche. Chi percorre la Bassa Padovana in direzione di Bagnoli di Sopra attraversa un paesaggio agricolo ordinato e silenzioso, dove i filari si alternano ai campi coltivati senza che nulla segnali l'esistenza di una denominazione con quasi mille anni di storia documentata alle spalle.
Threecharlie · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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