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Seminara è il principale centro calabrese della ceramica popolare, con una tradizione figula che produce oggetti caratterizzati da forme e decorazioni legate alla cultura contadina e apotropaica della regione.
Seminara sorge nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, immersa in un paesaggio di uliveti che la circondano su ogni lato. Il borgo è piccolo, e la sua fama è sproporzionata rispetto alle sue dimensioni: da secoli è il centro calabrese di riferimento per la lavorazione della terracotta, un primato che non deriva da circostanze commerciali ma da una continuità artigianale che ha attraversato generazioni senza mai interrompersi del tutto.
I protagonisti di questa tradizione sono i *pignatàri*, i maestri ceramisti che ancora oggi lavorano l'argilla al tornio con strumenti essenziali e gesti consolidati nel tempo. Dal loro lavoro nascono forme che portano nomi dialettali precisi: le *lancélle* e le *cannate*, i *bumbuleji*, i *porroni*, i *babbalùti*. Accanto agli utensili domestici — anfore, vasi, borracce modellate a forma di tarallo, di colomba o di riccio di mare — convivono oggetti di tutt'altra natura: maschere, figure grottesche chiamate *babbuini* nel gergo locale, fischietti e forme apotropaiche che appartengono a un immaginario contadino e rituale. Le *facci spirdàte*, letteralmente facce spiritate, sintetizzano bene l'estetica di questa produzione: un'espressività volutamente eccedente, lontana da qualsiasi canone decorativo accademico.
Ogni pezzo è modellato a mano, il che lo rende per definizione irripetibile. I colori sono vivaci, le forme talvolta bizzarre, e questa irregolarità non è un difetto ma una caratteristica strutturale. La ceramica di Seminara non aspira alla perfezione seriale: porta con sé i segni delle dita, le variazioni minime di pressione, le scelte istantanee del ceramista. È una produzione che si colloca fuori dai codici dell'artigianato di rappresentanza e resta fedele a una funzione originaria — in parte pratica, in parte simbolica — che risale a secoli fa, sebbene le fonti storiche non permettano di datarne con precisione l'avvio.
Questa tradizione è riconosciuta come patrimonio dell'artigianato meridionale e continua a essere praticata da maestri locali che trasmettono tecniche e vocabolario formale attraverso un apprendistato diretto. Il rischio di dispersione esiste, come per molte discipline manuali legate a contesti territoriali specifici, ma la presenza di ceramisti attivi e di un museo della ceramica nel borgo mantiene viva una filiera che altrimenti resterebbe soltanto nella memoria.
Domenicoscordo · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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