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Il carretto siciliano, con le sue decorazioni pittoriche vivaci e i pannelli intagliati, è una delle espressioni artigianali più identitarie della Sicilia; la zona di Randazzo ne conserva una tradizione documentata fin dall'Ottocento.
Alle pendici settentrionali dell'Etna, dove la pietra lavica costruisce muri, pavimenta strade e definisce il carattere stesso dell'architettura, Randazzo custodisce una delle tradizioni artigianali più complesse della Sicilia. Il carretto siciliano — nato come strumento di lavoro, mezzo di trasporto su strade sterrate e polverose — ha qui una storia documentata che risale almeno all'Ottocento, attestata dalle fotografie d'archivio della Fondazione Alinari del 1900. Non è un oggetto decorativo nato tale: è un manufatto d'uso che nel tempo ha accumulato strati di significato fino a diventare qualcosa di difficilmente classificabile.
La costruzione di un carretto tradizionale mobilita competenze distinte e non intercambiabili. Il falegname sagoma il pianale, le sponde e le ruote secondo proporzioni codificate dalla pratica; il ferraio lavora i cerchioni, i mozzi e i raccordi in ferro battuto; il pittore interviene per ultimo, stendendo sulle superfici lignee scene tratte dal ciclo dei paladini di Francia, dagli episodi della storia normanna in Sicilia, dalle vite dei santi patroni locali. Ogni pannello laterale è una sequenza narrativa che appartiene alla cultura orale e visiva dell'isola: Ruggero il Normanno, Orlando, i Saraceni, san Giorgio. Le cromie variano per area geografica — a Palermo prevalevano il giallo e il verde, nella zona etnea le palette seguono convenzioni proprie — ma la densità dell'immagine resta costante: non esiste superficie lasciata vuota, non esiste centimetro che non partecipi alla narrazione.
Randazzo si trova al centro di tre aree protette — il Parco dell'Etna, il Parco dei Nebrodi e il Parco fluviale dell'Alcantara — e questa posizione geografica ha storicamente favorito un isolamento relativo che ha contribuito a preservare pratiche artigianali altrove già scomparse. Il borgo medievale, costruito interamente in basalto scuro, ha mantenuto per secoli una struttura economica legata alla terra e al trasporto agricolo: il carretto non era ornamento ma necessità, e la sua decorazione era un investimento di identità oltre che di risorse.
Oggi le botteghe in grado di costruire e decorare un carretto secondo i metodi tradizionali si contano su poche unità in tutta la Sicilia. Il mestiere richiede anni di apprendistato in ciascuna delle sue componenti e una trasmissione diretta — da maestro ad allievo — che il sistema formativo ordinario non è strutturato per garantire. Quello che rimane a Randazzo e nel suo territorio è un patrimonio tecnico e iconografico che sopravvive per inerzia generazionale più che per politiche di tutela sistematica. Ogni carretto ancora prodotto secondo i canoni antichi porta con sé l'intera catena di saperi che lo ha generato: la geometria dell'intaglio, la preparazione dei fondi, la grammatica visiva delle scene dipinte.
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