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Stretti canyon e sentieri spettacolari nel cuore del Parco della Maiella, vicino al piccolo centro di Taranta Peligna. Un paesaggio rupestre e selvaggio che include laghi di colore azzurro cristallino e aree frequentate dalla fauna selvatica.
Taranta Peligna è un borgo di poche centinaia di abitanti nella provincia di Chieti, adagiato sul versante orientale della Maiella a circa 720 metri di quota. Il suo nome compare raramente nelle guide generaliste, eppure il territorio che lo circonda appartiene al Parco Nazionale della Maiella — uno dei parchi appenninici più estesi d'Italia, istituito nel 1991 e riconosciuto dall'Unione Europea come Geoparco UNESCO nel 2021. È in questo contesto che si aprono, quasi senza preavviso, alcune delle morfologie rupestri più marcate dell'intera dorsale.
Il paesaggio intorno al borgo è segnato da canyon incisi nel calcare, gole strette dove la luce arriva filtrata e le pareti si avvicinano fino a ridurre il cielo a una striscia. La Maiella è un massiccio di origine carsica, e il carsismo ha lavorato per millenni su queste rocce producendo forme che alternano verticali brusche ad aperture improvvise su piccoli specchi d'acqua. I laghetti che si incontrano lungo i percorsi devono il loro colore alla composizione minerale del fondale e alla profondità variabile: tonalità che vanno dal verde smeraldo al blu intenso a seconda dell'ora e della stagione, senza che vi sia nulla di artificiale a spiegarlo.
La fauna che frequenta quest'area è quella tipica degli ambienti appenninici interni: il cervo è presente in modo stabile nel parco, dove la popolazione è stata reintrodotta negli anni Ottanta e si è consolidata nei decenni successivi. Lupi, aquile reali e, più raramente, l'orso marsicano completano un quadro faunistico che in poche altre zone d'Italia si mantiene così integro a distanza ravvicinata dai centri abitati. La presenza animale non è uno sfondo decorativo ma una variabile concreta dell'esperienza: gli avvistamenti dipendono dall'ora, dalla stagione e dal silenzio che si riesce a portare con sé.
I sentieri che attraversano le gole nei pressi di Taranta Peligna non richiedono attrezzatura tecnica specialistica, ma chiedono attenzione: il fondo può essere scivoloso, le variazioni di quota sono rapide, e la rete sentieristica — gestita dall'Ente Parco — prevede tracciati segnalati che è prudente seguire senza improvvisare deviazioni. La stagione più favorevole va dalla tarda primavera all'autunno inoltrato, quando la vegetazione riparia — ontani, salici, aceri di monte — offre una copertura che modifica continuamente la percezione dello spazio.
Ciò che distingue quest'area da altri tratti della Maiella più frequentati, come la zona di Caramanico Terme o il pianoro di Campo Imperatore sul Gran Sasso, è la relativa assenza di infrastrutture turistiche di massa. I percorsi restano percorsi, non diventano attrazioni. Il borgo di Taranta Peligna conserva la struttura di un insediamento medievale arroccato, con la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e i vicoli in pietra locale, ma non ha trasformato questa eredità in un prodotto confezionato. È una condizione che può cambiare, e che per ora permette a chi arriva di misurarsi con un territorio ancora nella sua forma ordinaria.
Lucadideo · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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