Altopiano boscoso nel cuore del Parco del Taburno, dove cavalli liberi pascolano sulla piana sommitale tra boschi che cambiano colore con le stagioni. Meta ideale per escursioni, picnic e immersione nella natura dell'entroterra beneventano.
Il massiccio del Camposauro si alza a ovest di Benevento come una dorsale calcarea che separa la valle Caudina dalla valle del Sabato. Appartiene al Parco Regionale del Taburno-Camposauro, istituito dalla Regione Campania, e forma con il vicino Taburno un sistema montuoso che costituisce uno dei rilievi più compatti dell'Appennino sannita. Il comune di Cautano, in provincia di Benevento, è uno dei centri di riferimento per chi risale verso la quota sommitale, dove il profilo aspro dei versanti cede improvvisamente a una piana erbosa di ampiezza inattesa.
È proprio questa piana la cifra distintiva del Camposauro. Lassù, oltre i boschi di faggio e cerro che rivestono i fianchi del massiccio, il terreno si distende in un altopiano aperto al cielo, percorso da cavalli in stato semibrado che pascolano liberamente tra l'erba. La loro presenza non è ornamentale: è il segno di un rapporto antico tra queste terre e l'allevamento estensivo, una pratica che l'isolamento geografico ha conservato quasi intatta. I cavalli si muovono senza recinzioni visibili, indifferenti ai passanti, e la scena ha la qualità discreta di qualcosa che accade da sempre, indipendentemente dagli sguardi.
Il paesaggio cambia registro con le stagioni in modo netto. In estate la piana è verde e luminosa, i boschi sottostanti compatti e ombrosi. In autunno i faggi virano verso il rosso e l'ocra, e i versanti del massiccio si tingono di sfumature che mutano di settimana in settimana. L'inverno porta la neve, che può isolare temporaneamente le quote più alte e restituisce al Camposauro una silenziosa severità. La primavera, con il disgelo e la fioritura, riapre i sentieri a chi percorre la rete escursionistica del parco.
Il substrato calcareo del massiccio ha favorito nel tempo la formazione di fenomeni carsici — doline, inghiottitoi, cavità — che punteggiano il territorio del parco e ne documentano la storia geologica. La flora è diversificata in ragione dell'altitudine e dell'esposizione: alle quote più basse prevalgono le specie tipiche della macchia appenninica, mentre salendo si incontrano le formazioni a faggio che caratterizzano il piano montano. Questo gradiente verticale concentra in pochi chilometri di dislivello ambienti tra loro molto differenti.
L'entroterra beneventano resta lontano dai circuiti più frequentati della Campania costiera e vesuviana, e il Camposauro condivide questa condizione di relativa marginalità. I borghi che costellano le pendici del parco — Cautano, Tocco Caudio, Vitulano — conservano una struttura storica ancora leggibile, con chiese, palazzi nobiliari e tessuti urbani che non hanno subito trasformazioni radicali. Il massiccio, visto da queste quote più basse, è una presenza costante nell'orizzonte quotidiano di chi abita la valle: non uno sfondo decorativo, ma una misura concreta del territorio.
Alfonso Abbatiello · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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