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Borgo arroccato su una rupe tufacea nella Valle del Treja, noto per la sua atmosfera bohémien e le botteghe artigianali che animano i vicoli medievali.
Calcata si regge su uno sperone di tufo che la Valle del Treja ha modellato nei secoli con la stessa pazienza con cui l'acqua scava la roccia morbida dell'Agro Falisco. Il borgo appartiene alla Tuscia meridionale, a quella fascia di territorio compresa tra Viterbo e Roma dove la civiltà falisca — culturalmente distinta da quella etrusca, forse più antica — lasciò tracce ancora leggibili nel paesaggio e nel sottosuolo. Il tufo che sostiene le case è lo stesso che affiora nelle pareti verticali della valle, nei pinnacoli e nelle gole che il Treja ha inciso nel tempo. Questa continuità tra materiale costruttivo e geologia locale non è un dettaglio ornamentale: è la ragione per cui Calcata sembra cresciuta dalla rupe piuttosto che posata su di essa.
La cucina che si pratica qui — e che alcune famiglie del borgo tramandano senza interruzione — appartiene alla tradizione contadina della Tuscia meridionale, una cucina di necessità che ha saputo diventare, nel tempo, una cucina di carattere. I prodotti del territorio riflettono la conformazione del suolo vulcanico e il microclima della valle: nocciole, erbe selvatiche, funghi dei boschi che coprono le pareti del canyon, ortaggi coltivati negli orti ricavati ai margini dello sperone. Non si tratta di una gastronomia codificata in denominazioni protette, ma di un sapere pratico che resiste nella forma più discreta: quello orale, trasmesso tra generazioni all'interno delle mura domestiche.
Dagli anni Settanta del Novecento, Calcata ha accolto una comunità di artisti e artigiani che ha scelto il borgo come residenza permanente, trasformando le abitazioni medievali abbandonate — il paese era stato dichiarato inagibile nel 1935 e i residenti originari trasferiti in un nuovo insediamento a poca distanza — in laboratori e spazi di lavoro. Questa stratificazione ha prodotto una convivenza insolita tra memoria contadina e sensibilità contemporanea, che si riflette anche nel modo in cui il cibo viene inteso e proposto. Le botteghe che si aprono nei vicoli stretti non separano nettamente artigianato e cucina: la stessa attenzione al fare con le mani, alla materia grezza trasformata con cura, percorre entrambi i campi.
Il Parco Regionale della Valle del Treja, che circonda il borgo su tre lati, costituisce il contesto naturale entro cui questa cultura alimentare ha senso. La vegetazione fitta che riveste le pareti rocciose cambia aspetto con le stagioni e determina la disponibilità di ciò che si raccoglie: in autunno i funghi e le castagne, in primavera le erbe amare dei margini boschivi. Calcata non offre una gastronomia da vetrina, ma un rapporto con il territorio che rimane leggibile nel piatto, per chi sa dove guardare.
OrCer · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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