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Tre borghi storici lungo il tracciato della Via Francigena nell'alta Valle del Gran San Bernardo, a quote comprese tra i 1200 e i 1600 metri, con architetture in pietra e lose e paesaggi di pascoli d'alta quota.
La Valle del Gran San Bernardo si restringe man mano che si sale verso il confine svizzero, e con essa si stringono anche le storie dei tre borghi che ne punteggiano il fondo: Étroubles, a circa 1.280 metri, Saint-Oyen poco più in quota, e Saint-Rhémy-en-Bosses che supera i 1.600 metri prima che la strada si inerpichi verso il Colle. Questo corridoio alpino era già frequentato in epoca romana come tratto della Via delle Gallie, l'arteria che collegava la penisola italica con i territori d'Oltralpe. Nel Medioevo lo stesso percorso divenne parte della Via Francigena, l'itinerario che dall'arcivescovado di Canterbury conduceva a Roma, e che l'arcivescovo Sigerico di Canterbury documentò nel 990 d.C. al ritorno dal suo viaggio verso la sede papale.
Étroubles conserva nel tessuto edilizio la memoria stratificata di questo transito secolare. Le case in pietra locale con i tetti di lose — le lastre di pietra grigia tipiche dell'edilizia alpina valdostana — si dispongono lungo vicoli acciottolati che ricalcano, nella loro geometria irregolare, la logica del borgo di transito: non pensato per fermarsi, ma per accogliere chi passava. Lungo questi stessi percorsi il comune ha installato, in collaborazione con la Fondation Gianadda di Martigny, opere di scultura e pittura di artisti italiani, francesi e valdostani — tra cui Albert Féraud, Giulio Schiavon e Siro Viérin — trasformando gli spazi pubblici in un percorso espositivo permanente a cielo aperto. Le sculture raffigurano viandanti, il postiglione, le tradizionali Landzette: figure che dialogano con la storia del luogo senza sovrapporsi ad essa.
Saint-Oyen e Saint-Rhémy-en-Bosses condividono la stessa grammatica architettonica, ma la quota crescente imprime a ciascun borgo una propria misura di austerità. A Saint-Rhémy, l'ultimo insediamento prima del valico, i pascoli d'alta quota circondano le abitazioni con una presenza che in estate è verde e densa, in inverno si riduce a un silenzio di pietra e neve. È qui che la Via Francigena, prima di salire definitivamente verso i 2.473 metri del Colle del Gran San Bernardo, si fa sentiero e smette di essere strada. Chi percorreva questo tratto nel Medioevo sapeva che il passo poteva essere invalicabile per mesi: i borghi erano anche questo, una soglia oltre la quale l'attraversamento diventava incerto.
Ciò che accomuna i tre centri non è soltanto la posizione lungo un asse viario storico, ma la continuità con cui hanno mantenuto la propria funzione di luoghi abitati in quota, senza mai diventare esclusivamente luoghi di memoria. Le architetture non sono conservate come reperti: sono ancora abitate, ancora soggette al tempo e all'uso. La Via Francigena che li attraversa è oggi un itinerario riconosciuto dal Consiglio d'Europa come Itinerario Culturale Europeo, ma i borghi che la punteggiano in questa valle esistevano prima di quella designazione e continuano, nella loro discrezione, a esistere indipendentemente da essa.
Hagai Agmon-Snir حچاي اچمون-سنير חגי אגמון-שניר · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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