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Le mura megalitiche dell'acropoli di Alatri, risalenti all'epoca preromana, costituiscono uno dei più imponenti esempi di architettura ciclopica del Lazio, ancora oggi in ottimo stato di conservazione.
Alatri sorge nella Ciociaria, in provincia di Frosinone, su un colle che la tradizione e l'archeologia restituiscono come uno dei luoghi di insediamento più antichi del Lazio interno. Le sue origini si legano agli Ernici, popolazione italica di ceppo preromano cui si attribuisce la costruzione dell'acropoli e delle mura megalitiche che ancora oggi cingono la parte alta della città. La datazione oscilla tra il VII e il IV-III secolo a.C., a seconda delle fonti e dei criteri di lettura stratigrafica, ma l'evidenza materiale parla con una coerenza che poche altre strutture del centro Italia possono vantare.
Le mura poligonali dell'acropoli sono costruite a secco, senza malta, con blocchi di pietra calcarea di dimensioni considerevoli disposti secondo la tecnica detta opera poligonale o ciclopica — termine che la tradizione popolare ha adottato per spiegare, attraverso il mito, ciò che la ragione faticava ad attribuire a mani umane. I blocchi non sono squadrati in modo uniforme: ogni elemento è sagomato per combaciare con precisione con quelli adiacenti, in un sistema che distribuisce i carichi senza l'ausilio di leganti. Il perimetro delle mura si estende per circa un chilometro, con uno spessore che in alcuni punti supera i tre metri. Le due porte principali — la Porta Maggiore e la Porta Minore — conservano ancora i piedritti e le architravi monolitiche originali.
L'acropoli costituisce quello che le fonti locali definiscono la *Civitas nova*, il nucleo sopraelevato attorno al quale si organizza il tessuto urbano sottostante, la *Civitas vetere*. Questa distinzione non è solo topografica: riflette la stratificazione di funzioni e di epoche che ha fatto di Alatri un palinsesto urbano leggibile a occhio nudo. Il centro storico medievale si è sviluppato seguendo il perimetro irregolare delle mura preromane, adattando la viabilità alle pendenze del colle con un sistema di vie strette e terrazzamenti, in particolare sul versante meridionale detto delle Piagge.
Nel panorama dell'architettura preromana del Lazio, Alatri si colloca accanto ad altri siti ernici — Ferentino, Anagni, Veroli — che insieme compongono un sistema territoriale di notevole coerenza storica. Questo sistema ha trovato riconoscimento istituzionale nel progetto *Hernica Saxa*, candidatura condivisa a Capitale Italiana della Cultura 2028, giunta in finale senza risultare vincitrice, ma capace di portare attenzione su un'area che la storiografia ufficiale ha a lungo trattato come margine rispetto ai grandi assi della romanità. Le mura di Alatri, in questo contesto, non sono un reperto isolato: sono la traccia visibile di una civiltà che ha organizzato il territorio con criteri propri, prima che Roma ne ridisegnasse la geografia politica.
pietro scerrato · CC BY 3.0 — Wikimedia Commons
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