Ci vuole il tempo che ci vuole, ma soprattutto il terreno adatto, le piante giuste e condizioni climatiche favorevoli. Per la nascita e la maturazione di un tartufo serve un delicatissimo equilibrio di fattori. Lo stesso, facendo un parallelo, che è stato necessario affinché un “amore” nato tanti anni fa, sbocciasse finalmente nella sua più splendida forma.

Delizia al tartufo

Il tartufo italiano va alla conquista dell’est, dell’est asiatico più precisamente. La “coppia” che va all’assalto del mercato asiatico è quella ormai ben consolidata, composta da Roberto Ugolini, guru della ristorazione italiana in Thailandia e dalla famiglia Urbani, che da oltre un secolo ha fatto del tartufo una ragione di vita. Le loro strade si sono incrociate da tempo, da quando circa undici anni fa decisero di far conoscere il tartufo al pubblico asiatico, servendolo nei numerosi ristoranti di Ugolini in Thailandia.

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Il frutto di questa lunga collaborazione è sbocciato qualche giorno fa, il 20 marzo per la precisione, quando a Bangkok - al 39esimo piano del Sathorn Square Building, uno dei grattacieli che si stagliano nello skyline della metropoli thailandese - è stato inaugurato l’Urbani Truffle Bar & Restaurant, un locale di lusso dove il tartufo è il re incontrastato della carta. Lo si trova nei piatti del ristorante, in forma di chips, e persino nei ricercatissimi cocktail ideati dai mixologist del bar.


Un progetto ambizioso, non facile da realizzare, che ha richiesto del tempo, anche per la concomitanza di alcuni ostacoli “materiali”, superati i quali si è ripartiti più forte di prima. «L’idea è nata tre anni fa - racconta Roberto Ugolini - Olga Urbani mi parlò del progetto e mi mostrò dei rendering. Rimasi incantato, anche perché, lavorando con la famiglia Urbani da tempo, ho intravisto la possibilità di elevare ulteriormente un prodotto d’eccellenza. Ci siamo mossi subito ed eravamo pronti a partire addirittura un anno e mezzo fa. Ma il caso volle che poco prima di noi e a due passi dal nostro locale, aprisse un ristorante francese specializzato in tartufo. Gioco forza abbiamo dovuto cambiare location e nel Sathorn Square Building abbiamo trovato quella ideale. È stata la nostra fortuna, è come stare nella 5th Avenue a New York, trovandosi a Bangkok».

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Perché proprio a Bangkok?

«La famiglia Urbani è presente da sei generazioni in Europa e nell’occidente, ma oggi il business e i capitali si stanno spostando a Oriente. Io sono in Thailandia da oltre vent’anni e per questo abbiamo deciso di unire le forze. Questo concept è solo il punto di partenza. Vogliamo replicare l’esperimento in altre città del mondo asiatico, come Hong Kong, Singapore, Tokyo. Perché non vendiamo solo un prodotto di alta classe, ma un vero e proprio marchio di lusso. Tant’è che oltre al ristorante, diamo un grande peso anche al merchandising e alla sezione acquisti. Chi entra al Truffle Bar ha anche la possibilità di comprare dell’olio e degli alimenti a base di tartufo, oltre al prodotto fresco».


Ecco, a proposito di tartufo, come lo avete declinato nei vostri piatti?

«Logicamente puntiamo molto sui grandi classici come l’uovo e le fettuccine, che sono complementi ideali, ma cerchiamo di andare anche oltre, innovando. Ad esempio lo abbiniamo con il pollo, uno degli alimenti più diffusi in Asia, ma abbiamo lanciato anche il “sushi truffle”. All’interno dei tradizionali maki inseriamo delle barrette di tartufo. La nostra intenzione è di far conoscere questo grande prodotto attraverso tutti gli abbinamenti possibili. Cercando quindi di di ampliare la gamma di clienti e renderlo appetibile per tutte le tasche».

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Può fare qualche esempio?

«Con Urbani abbiamo già lanciato le rivoluzionarie “Truffle Durian Chips”, connubio fra due sapori decisi (il durian è un frutto dal sapore acidulo diffusissimo nell’est asiatico, esaltato deliziosamente dalla frittura, ndr). Seguendo la stessa filosofia siamo pronti ad andare sul mercato con le root chips, fatte di yucca, patata e barbabietola rossa e i pop corn, sempre aromatizzati al tartufo. Abbiamo trovato il modo di “tartufare” qualsiasi cosa, mantenendo i costi accessibili. Ci muoveremo anche verso i gusti dolci, producendo cioccolatini bianchi e neri e barrette di cioccolato. Proprio per questo abbiamo già preso accordi per la distribuzione in 45 grandi aeroporti internazionali».


È ancora presto per tracciare un primo bilancio?

«Di sicuro posso dire che suscitiamo molta curiosità tra il pubblico. Ed è anche normale, considerando l’eleganza e l’aspetto della nostra location, che si staglia su Bangkok da 100 metri d’altezza. È prematuro parlare di numeri, anche perché siamo partiti con un soft opening, non sfruttando appieno le potenzialità del locale. Vogliamo crescere passo dopo passo, collaudare i meccanismi in cucina e al bar. Tecnicamente, però, abbiamo grandi prospettive: il nostro locale è strutturato su 700 metri quadrati con 120 coperti, suddivisi tra area fine dining, private room e bar. Quest’ultimo è il nostro piccolo “angolo di perdizione”, dove i clienti possono trovare, oltre al tartufo, grandi prodotti come ostriche e champagne. Lo spazio è immenso, potrebbe contenere il doppio delle persone, ma abbiamo deciso di privilegiare riservatezza e comodità».

Cosa c’è nel futuro dell’Urbani Truffle Bar?

«Come dicevo prima, quello di Bangkok è solo il primo passo di un lungo cammino. Attraverso il quale vogliamo replicare la formula in tutto l’est asiatico. Ci è già arrivata una richiesta formale da Singapore, dove un gruppo italiano vuole investire un milione di euro per aprire un altro truffle bar. Il futuro dell’economia di lusso è qui in Asia, solo qui ormai si trovano clienti disposti a investire cifre molto consistenti per prodotti del genere».


Negli affari, come per trovare i tartufi, ci vuole fiuto. E Roberto Ugolini, che non ha mai sbagliato un colpo in Thailandia, ne ha da vendere. Questa volta, ad esempio, è riuscito a racchiudere in un’unica formula tutto quello che, come diceva lo scrittore e drammaturgo francese Roland Topor, serve all’uomo per essere felice: “le aragoste, i tartufi, la gastronomia, i grandi vini”.


Di Alessandro Giannace

ID Anticontraffazione di Eccellenze Italiane n. 8571

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