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Vino rosso spumante DOCG prodotto in un'area ristretta attorno a Serrapetrona, uno dei pochissimi spumanti rossi secchi e dolci d'Italia con denominazione di origine controllata e garantita.
Serrapetrona sorge a 474 metri sul livello del mare, sulla destra del torrente Cesolone, alle pendici dei Monti Sibillini. Il borgo, che oggi conta circa mille abitanti, ha la struttura urbana che risale ai primi del Duecento: un nucleo medievale compatto, arroccato su un rilievo collinare da cui si domina il lago di Borgiano. Intorno, boschi fitti, sorgenti d'acqua, una flora e una fauna che la conformazione montana ha preservato nel tempo. È in questo contesto — chiuso, preciso, quasi appartato rispetto alle grandi direttrici enologiche italiane — che sopravvive uno dei vitigni autoctoni più singolari della penisola: la Vernaccia Nera.
La Vernaccia di Serrapetrona ha ottenuto la DOCG, la denominazione di origine controllata e garantita, riconoscimento che ne certifica l'unicità e delimita con precisione il territorio di produzione: i comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino Marche, tutti in provincia di Macerata. Si tratta di uno spumante rosso — categoria già di per sé rara nel panorama italiano — prodotto sia in versione secca che dolce. Il processo produttivo prevede una doppia fermentazione e l'impiego di una quota di uve parzialmente appassite, che conferisce al vino una struttura aromatica densa, con note fruttate che si intrecciano a una complessità difficile da ricondurre a categorie standard.
Le tracce storiche del vino sono antiche. La vinificazione della Vernaccia in questa zona risale almeno al XV secolo, e la letteratura medievale ne porta qualche eco: nel ventiquattresimo canto del Purgatorio, Dante cita la Vernaccia nel cerchio dei Golosi, in un verso che associa il vino alle anguille di Bolsena care a papa Martino IV. Il riferimento dantesco non prova una continuità diretta con la Vernaccia di Serrapetrona, ma testimonia quanto il nome e la reputazione di questo vino circolassero già nel tardo Medioevo nell'Italia centrale.
Oggi la denominazione è presidiata da un numero ristretto di produttori, coerente con la dimensione del territorio e con la vocazione di un vino che non ha mai cercato la scala industriale. La doppia fermentazione — una parte delle uve vinificate in modo tradizionale, un'altra dopo appassimento — richiede tempi e attenzioni che la produzione di massa non consente. Il risultato è un vino che si colloca in una nicchia precisa: riconoscibile, difficile da imitare fuori da quel fazzoletto di terra maceratese, e per questo rimasto sostanzialmente estraneo alle mode enologiche degli ultimi decenni.
Il territorio che lo genera mantiene la stessa misura. Serrapetrona non è un centro di transito né una destinazione di massa: è un luogo in cui il paesaggio collinare-montano, i vigneti e il silenzio delle strade interne compongono un quadro coerente con il carattere del vino che produce. La DOCG, in questo caso, non è solo un sigillo di qualità: è la mappa di un luogo specifico, senza il quale quel vino semplicemente non esisterebbe.
Giacomo Alessandroni · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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