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Antiche vie erbose percorse per secoli dai pastori durante la transumanza, i tratturi sono il segno più leggibile della cultura pastorale molisana nel paesaggio.
Nel paesaggio del Molise esistono strade che non compaiono sulle mappe stradali ordinarie, eppure hanno strutturato il territorio per oltre tremila anni. Sono i tratturi: corsie erbose di transumanza, larghe fino a 111 metri, che collegavano i pascoli estivi dell'Appennino centrale alle pianure invernali della Puglia. La loro misura — il cosiddetto "passo regio" — non era casuale: quella larghezza garantiva alle greggi spazio sufficiente per muoversi senza danneggiare i fondi agricoli circostanti, e ai pastori un corridoio riconoscibile attraverso centinaia di chilometri di territorio variabile.
Il Molise ne conserva alcuni tra i tratti più integri della penisola. Il Tratturo Regio, detto anche Tratturo Magno, partiva da L'Aquila e raggiungeva Foggia attraversando la regione da nord a sud; il Tratturo Celano-Foggia e il Tratturo Pescasseroli-Candela disegnavano varianti altrettanto strutturate. Lungo questi percorsi sorgevano i tratturelli, diramazioni minori che servivano i pascoli laterali, e i riposi, aree di sosta codificate dalla normativa borbonica. Il sistema era, in sostanza, un'infrastruttura di Stato: la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia, istituita nel 1447 da Alfonso d'Aragona, ne regolava l'uso, riscuoteva le tasse sul passaggio e arbitrava le controversie tra pastori e agricoltori.
Percorrere oggi un tratto di tratturo significa leggere nel suolo una stratificazione di tempo. Il fondo erboso — mantenuto tale proprio dal calpestio secolare delle greggi — si distingue nettamente dai campi coltivati ai lati, spesso a quote leggermente diverse per l'accumulo di humus. Lungo i tracciati si incontrano masserie, chiese votive, fontanili e resti di tratturi lastricate in prossimità degli abitati: ogni elemento era funzionale al movimento stagionale delle mandrie e degli uomini che le accompagnavano. La transumanza non era soltanto spostamento di animali, ma un sistema economico e sociale che coinvolgeva intere comunità, determinava la fondazione di insediamenti e orientava le rotte del commercio laniero verso i mercati europei.
Nel 2019 la transumanza è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO, riconoscimento condiviso tra Italia, Grecia e Austria. In Italia, il Molise è la regione dove questa pratica ha lasciato le tracce fisiche più leggibili: il paesaggio tratturale molisano è tutelato da normativa regionale che ne vieta l'edificazione e ne promuove il recupero come percorso culturale e naturalistico. Restano però aperti i problemi di manutenzione e di frammentazione: tratti di tratturo sono stati nel tempo occupati da strade asfaltate, recinzioni private o colture che ne hanno interrotto la continuità. La lettura del percorso originario richiede oggi, in certi punti, la sovrapposizione di cartografia storica e rilievi catastali.
Ciò che rimane integro ha una qualità silenziosa difficile da trovare altrove. La larghezza insolita, il bordo indefinito tra erba e campo, l'assenza di qualsiasi infrastruttura moderna: il tratturo produce uno spazio che non appartiene né alla campagna coltivata né alla strada. È una categoria a sé, residuo di un'organizzazione del territorio che ha preceduto di secoli la geometria agraria moderna e che, per ragioni di tutela giuridica prima ancora che sentimentale, continua a esistere come linea nel paesaggio molisano.
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