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I tratturi sono le antiche vie della transumanza che attraversano l'Abruzzo, testimonianza di una pratica millenaria di spostamento delle greggi tra montagna e pianura. Paesaggi e percorsi che raccontano un'economia e una cultura pastorale ormai rara.
Per secoli, due volte l'anno, decine di migliaia di pecore hanno percorso a piedi l'intera dorsale appenninica seguendo corridoi erbosi larghi fino a 111 metri, tracciati nel paesaggio con la precisione silenziosa dell'abitudine. Questi corridoi sono i tratturi: strade di terra e erba che collegavano gli altopiani abruzzesi alle pianure del Tavoliere delle Puglie, consentendo alle greggi di raggiungere i pascoli invernali in pianura e di tornare in quota con l'arrivo della bella stagione. Non si tratta di sentieri improvvisati, ma di infrastrutture riconosciute e codificate già in epoca romana, poi sistematizzate nel XV secolo dal Regno di Napoli attraverso la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia, un organismo amministrativo che regolava i flussi, riscuoteva i dazi e garantiva la percorribilità delle vie.
Il tratturo principale che interessa il versante abruzzese è il Tratturo Magno, detto anche L'Aquila–Foggia, che si estende per circa 244 chilometri attraversando territori di grande varietà morfologica. Accanto a esso esistono tratturi minori e bracci secondari, detti tratturelli e bracci, che formano una rete capillare ancora in parte leggibile sul territorio. La larghezza canonica di 60 passi napoletani — equivalenti appunto a circa 111 metri — non era arbitraria: serviva a garantire che le greggi potessero muoversi senza calpestare i campi coltivati ai margini, e che gli animali trovassero erba a sufficienza durante il cammino, senza necessità di soste prolungate.
La transumanza ha plasmato non soltanto il paesaggio fisico ma l'intera struttura culturale delle comunità abruzzesi. Lungo i tratturi sorgevano masserie, chiese votive, fontanili e piccoli insediamenti nati per servire i pastori in transito. I canti della transumanza — le cosiddette "canzoni a distesa" — si sono tramandate oralmente per generazioni, così come i riti legati alla partenza e al ritorno delle greggi, spesso intrecciati con il calendario liturgico. Nel 2019 l'UNESCO ha riconosciuto la transumanza come patrimonio culturale immateriale dell'umanità, in una candidatura condivisa tra Italia, Grecia e Austria, che ha sancito il valore di questa pratica su scala europea.
Oggi i tratturi abruzzesi sono percorribili a piedi e a cavallo, e il loro stato di conservazione varia considerevolmente da tratto a tratto. Alcuni segmenti sono stati erosi dall'agricoltura intensiva o dall'urbanizzazione; altri si sono mantenuti integri, conservando quella larghezza anomala che li rende immediatamente riconoscibili anche a chi non ne conosce l'origine. Camminare su un tratturo significa muoversi su un palinsesto stratificato: sotto i piedi, la stessa terra battuta da pastori, cani da gregge e animali per secoli, con ai lati un paesaggio che cambia lentamente, senza strappi, come si conviene a una via pensata per chi non ha fretta.
Sayatek · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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