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Jesi vanta una produzione orafa di tradizione secolare, testimoniata ancora oggi dalla toponomastica urbana: la Via degli Orefici, oggi Via Pergolesi, ricorda l'antico cuore artigiano della città.
Nel centro storico di Jesi, in provincia di Ancona, una via porta ancora il segno di un'attività che per secoli ha definito parte dell'identità produttiva della città. L'attuale Via Pergolesi — intitolata al compositore jesino Giovanni Battista Pergolesi — si chiamava un tempo Via degli Orefici, e il cambio di nome non ha cancellato la memoria di ciò che vi accadeva: botteghe dove l'oro veniva lavorato, trasformato, venduto, lungo un asse urbano che fungeva da distretto artigiano ante litteram.
La tradizione orafa di Jesi si colloca in un contesto marchigiano che raramente viene associato, nell'immaginario collettivo, alla lavorazione dei metalli preziosi. Eppure la presenza di questa attività è documentata su scala secolare, e la toponomastica — strumento di memoria collettiva tra i più tenaci — ne è la prova residua più visibile. Fino a tempi recenti, Via Pergolesi ospitava ancora numerose botteghe orafe concentrate in quello spazio, continuando una prossimità fisica tra artigiani che è propria dei distretti storici europei, dove la specializzazione si tramandava per vicinanza oltre che per parentela.
Accanto all'oreficeria, Jesi ha espresso nel tempo altre forme di artigianato — la lavorazione del ferro, del legno, del cuoio, la decorazione su vetro — mentre alcune produzioni, come la bachicoltura e la lavorazione della seta, sono ormai scomparse, lasciate alle testimonianze delle filande e delle case coloniche disseminate nel territorio circostante. L'oro, però, ha mantenuto una continuità più lunga e una riconoscibilità più marcata, tanto da diventare oggetto di iniziative contemporanee di valorizzazione: nel giugno 2023, CNA Ancona e l'Associazione "Ori di Jesi" hanno promosso nel centro storico un evento denominato "La Notte degli Ori", con laboratori, mostre e convegni dedicati al mestiere e alla sua trasmissione.
Che una città di medie dimensioni come Jesi — circa cinquantamila abitanti, capoluogo di una vallata agricola segnata dal corso del fiume Esino — abbia sviluppato e conservato una simile specializzazione artigiana dice qualcosa sulla stratificazione economica dei centri marchigiani, spesso letti solo attraverso la lente dell'agricoltura o, più di recente, della piccola industria manifatturiera. L'arte orafa jesina appartiene invece a una storia più lunga, in cui il lavoro manuale di precisione ha trovato radici urbane solide, capaci di resistere alle trasformazioni del mercato e di lasciare tracce — nel selciato di una via, nel nome di un'associazione — che ancora oggi orientano chi voglia leggere la città al di sotto della sua superficie visibile.
gaspa · CC BY 2.0 — Wikimedia Commons
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