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Guardiagrele è nota come la 'città della pietra' e custodisce una secolare tradizione artigiana orafa e di lavorazione dei metalli, tramandata di generazione in generazione. Un mestiere identitario che ha reso il borgo un riferimento dell'artigianato artistico abruzzese.
Guardiagrele sorge sulle pendici orientali della Maiella, a circa 560 metri sul livello del mare, costruita con la pietra bianca estratta dalla montagna stessa. Gabriele d'Annunzio la chiamò "città di pietra" nel romanzo *Il trionfo della morte*, e l'epiteto è rimasto, preciso come una definizione tecnica. Ma accanto alla pietra, Guardiagrele custodisce un'altra materia: il metallo. L'oro, l'argento, il rame lavorati nelle botteghe orafe che hanno attraversato i secoli senza mai interrompere del tutto il filo della trasmissione.
Le radici di questa tradizione affondano nel Medioevo, e il nome che le dà forma storica è quello di Nicola da Guardiagrele, orafo e argentiere attivo nella prima metà del Quattrocento. Le sue opere — croci processionali, reliquiari, paliotti — sono distribuite tra chiese e musei dell'Abruzzo e oltre, e mostrano una padronanza delle tecniche di sbalzo, cesello e niello che colloca il maestro tra i protagonisti dell'oreficeria sacra italiana del suo tempo. La croce processionale conservata nella Cattedrale di San Nicola a Guardiagrele stessa è tra i documenti più diretti di quella stagione.
La continuità non è mai stata lineare. Come ogni artigianato identitario, anche quello orafo guardiese ha attraversato fasi di contrazione e di ripresa, legate alle vicende economiche del territorio e alla disponibilità di maestri disposti a trasmettere il mestiere. Ciò che ha resistito è la struttura della bottega come luogo di apprendimento pratico, dove la tecnica si impara per osservazione e ripetizione, non per manuale. Le lavorazioni tradizionali comprendono la filigrana, la granulazione e lo sbalzo su metalli preziosi e non, con una produzione che spazia dall'oggettistica sacra alla gioielleria.
Tra i pezzi che la tradizione orafa abruzzese ha consegnato alla memoria collettiva c'è la presentosa, monile in filigrana d'oro dalla forma a doppia stella o a rosone, storicamente donato come pegno d'amore o di fidanzamento. Nelle botteghe di Guardiagrele questo gioiello continua a essere prodotto secondo le forme tramandate, con variazioni che riflettono la sensibilità dei singoli artigiani senza stravolgere il modello di riferimento. È uno di quei casi in cui l'oggetto funziona anche come documento: chi lo indossa porta con sé una forma che ha attraversato generazioni.
Il contesto territoriale contribuisce a tenere viva questa pratica. Guardiagrele è inserita nel Parco Nazionale della Maiella e appartiene al circuito dei Borghi più belli d'Italia, il che genera una domanda di artigianato locale che non si riduce al souvenir generico. Le botteghe orafe presenti nel centro storico lavorano per una clientela che cerca pezzi riconoscibili nella loro origine, e questo orientamento del mercato ha finora sostenuto la sopravvivenza del mestiere senza snaturarlo del tutto. La pietra e il metallo restano, a Guardiagrele, le due materie con cui il borgo continua a raccontarsi.
Zitumassin · Public domain — Wikimedia Commons
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