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Area interna della Sicilia centro-occidentale abitata anticamente dai Sicani, tra i popoli più antichi dell'isola, con paesaggi rurali poco esplorati e borghi di piccole dimensioni. Un territorio accessibile anche tramite un'applicazione dedicata alla scoperta dei luoghi meno noti.
Nell'entroterra della provincia di Agrigento, dove la Sicilia smette di assomigliare alle cartoline e riprende una forma più antica, i Monti Sicani occupano una fascia di territorio che attraversa il confine meridionale della provincia di Palermo scendendo verso il centro-ovest dell'isola. Bivona sorge qui, a circa 700 metri sul livello del mare, sul versante orientale del Monte Rose, una delle cime più elevate di questo sistema montuoso. Il paesaggio che la circonda è fatto di boschi di querce e castagni, di vallate aperte dove il grano lascia il posto ai pascoli, di calanchi argillosi che segnano il territorio con geometrie irregolari. È un interno che non cerca di sedurre: si presenta così, nella sua misura esatta.
Il territorio Sikano — nome che richiama i Sicani, popolo preellenico considerato tra i più antichi abitatori dell'isola — conserva una stratificazione storica che raramente affiora in modo vistoso. A Bivona, i primi documenti certi risalgono al 1160, durante il regno di Ruggero II, quando il sito era un casale abitato da musulmani. Le ipotesi di una fondazione precedente, forse siracusana con il nome Hipponium, restano dibattute tra gli storici. Quel che è documentato è la crescita medievale del borgo: nel Trecento Giovanni Corrado Doria-de Aurea vi costruì un castello, del quale rimangono oggi i resti; la chiesa Madre conserva un portale in stile gotico-chiaramontano. Nel 1554 Bivona fu elevata a città ducale e raggiunse gli ottomila abitanti, una dimensione ragguardevole per un centro interno dell'isola in quell'epoca.
Oggi Bivona conta poco più di tremila residenti. Il rapporto tra la sua storia e la sua dimensione attuale è uno di quei dati che il paesaggio rende visibile senza bisogno di spiegazioni: i vicoli in pietra, i palazzi che portano ancora i segni di una prosperità lontana, il silenzio delle ore centrali. Nei dintorni, il Lago Magazzolo e l'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina — un edificio rupestre incastonato nella roccia del bosco — punteggiano un territorio dove la frequentazione turistica rimane contenuta. L'applicazione Sikani Appedi è stata sviluppata proprio per orientare chi vuole percorrere questi luoghi in modo autonomo, fuori dai circuiti consolidati, restituendo una mappa di punti di interesse e percorsi che altrimenti resterebbero privi di riferimenti accessibili.
Ciò che distingue il territorio Sikano dal resto della Sicilia più conosciuta non è l'assenza di storia, ma la sua diversa densità visiva. Qui la storia non si concentra in un sito monumentale circondato da parcheggi: si distribuisce nel paesaggio, nei nomi dei luoghi, nella forma dei centri abitati. Bivona e i borghi che le stanno intorno — Alessandria della Rocca, Cianciana, Santo Stefano Quisquina — compongono un sistema di piccole comunità che condividono la stessa morfologia collinare e la stessa distanza dai flussi principali. È una distanza che, in questo caso, ha preservato più di quanto abbia sottratto.
Mαρκος · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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