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Baia incontaminata raggiungibile a piedi da Fiorenzuola di Focara, con acqua cristallina e contesto selvaggio che la rendono una meta di rigenerazione lontana dai lidi affollati. L'accesso tramite scalinata e tornanti contribuisce a preservarne la quiete.
La costa pesarese tra Gabicce Mare e Pesaro disegna uno dei profili più discontinui dell'Adriatico centro-settentrionale: falesie calcaree che cadono a picco sull'acqua, promontori coperti di macchia mediterranea, brevi insenature che il mare ha scavato nel tempo senza che la mano dell'uomo abbia avuto modo di intervenire in modo sistematico. È in questo tratto che si inserisce il Parco Naturale del Monte San Bartolo, istituito dalla Regione Marche, e al suo interno il borgo medievale di Fiorenzuola di Focara, nel comune di Pesaro, con la spiaggia che porta il suo stesso nome.
Fiorenzuola di Focara è un insediamento di origine medievale arroccato sulla sommità della costa alta, a poche centinaia di metri in linea d'aria dal mare ma separato da esso da un dislivello che richiede un percorso a piedi attraverso una scalinata e una serie di tornanti. Questa discontinuità fisica tra il borgo e la riva non è un dettaglio secondario: è la ragione per cui la spiaggia conserva una densità di presenze radicalmente diversa da quella dei lidi della vicina Riviera Romagnola, che inizia appena oltre il confine regionale, a Cattolica. Chi scende deve farlo consapevolmente, con le scarpe giuste e il tempo necessario.
La spiaggia si apre al termine della discesa in un contesto di costa alta dove le falesie costituiscono la quinta naturale. Il fondale è pulito, l'acqua trasparente per la natura rocciosa del litorale circostante, la sabbia presente in misura limitata. In primavera le ginestre in fiore ricoprono le pareti calcaree con una densità cromatica che appartiene alla stagione e non si ripete altrove con la stessa intensità. D'estate la luce adriatica batte sulle rocce con una durezza che a metà giornata non lascia ombra, e il silenzio — rotto solo dal mare — diventa la qualità principale del luogo.
Il borgo sovrastante merita attenzione in sé. Le sue viuzze strette, le case in pietra, la struttura compatta tipica degli insediamenti difensivi dell'entroterra marchigiano trasferito sulla costa, restituiscono una misura dell'abitato che il tempo ha modificato poco. Dante Alighieri menzionò Focara nel XVII canto del Purgatorio, riferendosi al vento che soffia su questo promontorio — un dato che colloca il luogo in una memoria letteraria precisa, indipendentemente da ogni considerazione paesaggistica.
Il Parco Naturale del Monte San Bartolo garantisce una tutela formale che limita le trasformazioni del territorio, ma è la morfologia stessa della costa a svolgere la funzione più efficace di selezione. La discesa scoraggia chi cerca comodità immediate; la risalita, a fine giornata, chiude il tempo trascorso sulla riva con una misura fisica che appartiene all'esperienza complessiva del luogo, non soltanto alla sua cornice.
Terragio67 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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