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Piccolo borgo dell'entroterra imperiese che rivendica una singolare indipendenza storica dall'Italia, sostenendo di non essere mai stato legalmente annesso al Regno di Sardegna nel 1729.
Sulle colline che separano Bordighera da Ventimiglia, a poca distanza dal confine francese, Seborga occupa un crinale dell'entroterra imperiese con circa trecento abitanti e una questione giuridica rimasta aperta da secoli. Il borgo medievale amministra se stesso come comune italiano, ma da decenni sostiene di non esserlo mai diventato in modo formalmente compiuto.
La vicenda ha radici nell'anno 954, quando il Conte di Ventimiglia cedette il territorio ai monaci benedettini dell'Abbazia di Lérins, l'isola di fronte a Cannes che per secoli esercitò influenza religiosa e politica su questa porzione di Liguria. I monaci governarono Seborga come principato fino al 1729, anno in cui il territorio fu venduto al re di Sardegna Vittorio Amedeo II. Il punto su cui la tradizione locale insiste è che quella vendita fu concepita come acquisto personale del sovrano, non come annessione al Regno di Sardegna. Quando nel 1861 nacque il Regno d'Italia, Seborga non compariva nei trattati che definivano i confini del nuovo Stato — o almeno così sostengono i documenti citati dai fautori dell'indipendenza. La questione non ha mai trovato risoluzione in sede giuridica internazionale, e il governo italiano non riconosce alcuna forma di autonomia al borgo.
Ciò che distingue Seborga da altri casi di microidentità locali è la coerenza con cui questa tesi è stata tradotta in forme istituzionali proprie. A partire dagli anni Sessanta del Novecento, quando Giorgio Carbone — florivivaista del posto — cominciò a ricostruire la storia del principato, il borgo si è dotato di una bandiera, di un inno, di francobolli e di una moneta simbolica denominata luigino. La carica di principe o principessa è elettiva: i cittadini aventi diritto al voto locale scelgono il proprio capo di Stato cerimoniale, figura che non ha riconoscimento diplomatico ma che rappresenta un'identità collettiva precisa. Nelle giornate limpide, dal belvedere del borgo si scorge Monaco — altro piccolo Stato che sul Mediterraneo ha invece ottenuto il riconoscimento che Seborga non ha.
Il centro storico conserva la struttura compatta del borgo d'altura ligure: vicoli stretti, il Palazzo dei Monaci che ricorda la lunga presenza benedettina, la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino sulla piazza principale. L'economia locale si regge sull'olivicoltura, sull'apicoltura e su una produzione vinicola legata al Rossese, vitigno autoctono del Ponente. La festa di San Bernardo, il 14 agosto, è l'appuntamento che richiama ogni anno la comunità e i visitatori. Seborga non è un caso folkloristico da consumare in fretta: è un luogo dove una disputa storica rimasta irrisolta ha generato, nel tempo, una forma di appartenenza collettiva abbastanza solida da durare oltre le mode.
Davide Papalini · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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