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Borgo medievale sui Peloritani con sette punti panoramici distinti e una tradizione di prodotti tipici locali; restaurato negli ultimi decenni, conserva un'atmosfera autentica lontana dai circuiti di massa.
Savoca sorge su un costone dei Monti Peloritani a circa trecento metri sul livello del mare, nella valle dell'Agrò, in provincia di Messina. Il borgo conta oggi circa 1.750 abitanti e porta con sé una stratificazione storica che risale all'epoca romana, attraversa la presenza bizantina e si consolida durante l'Emirato di Sicilia, a partire dal IX secolo. Fu tuttavia nel XII secolo, con il Regno di Sicilia normanno, che Savoca divenne centro principale della Valle d'Agrò, acquisendo un peso politico, religioso ed economico che si protrasse fino al XVIII secolo. La decadenza ottocentesca e lo spopolamento progressivo portarono nel 1929 alla perdita dell'autonomia comunale, incorporata nel comune di Santa Teresa di Riva, e solo nel 1948 il borgo riacquistò la propria identità amministrativa.
Il paesaggio che circonda il borgo è quello della Sicilia ionica nord-orientale: agrumeti, vigneti e uliveti si alternano sui versanti collinari, con il Golfo di Taormina visibile sullo sfondo dai belvedere che si aprono lungo il perimetro del centro storico. Questo territorio è la matrice diretta della cucina locale, una cucina contadina che riflette le sovrapposizioni culturali arabo-normanne ancora leggibili nell'entroterra messinese. Le preparazioni tradizionali della zona dell'Agrò appartengono a quella fascia di gastronomia minore della Sicilia nord-orientale che la prossimità con Taormina ha spesso lasciato in ombra, ma che conserva una coerenza di ingredienti e tecniche difficilmente reperibile nei circuiti più frequentati.
Gli agrumi coltivati sui versanti della valle — limoni, arance e cedri — entrano nella tradizione culinaria locale tanto come ingredienti quanto come elemento identitario del paesaggio produttivo. L'olio ricavato dagli uliveti dei Peloritani e i vini dell'area ionica messinese completano un quadro in cui la materia prima è ancora strettamente legata al territorio di prossimità. La granita, preparazione di origine araba diffusa in tutta la Sicilia orientale, trova a Savoca una delle sue espressioni più riconoscibili nella versione al limone servita con la brioche, consumata secondo un rituale che appartiene alla quotidianità del borgo prima ancora che alla sua offerta turistica.
Il tessuto urbano medievale — vicoli in pietra lavica, scorci sulle chiese disseminate nel borgo, la cripta del convento dei Cappuccini con le sue diciassette mummie studiate da team internazionali di ricerca — costituisce il contesto dentro cui si muove questa tradizione alimentare. Savoca è inserita nel circuito dei Borghi più belli d'Italia e deve una parte della sua notorietà internazionale alle riprese del film di Francis Ford Coppola del 1972, girato in parte proprio qui. Eppure la sua identità gastronomica precede e sopravanza quella fama cinematografica, radicata com'è in una relazione diretta con la terra, con le stagioni e con una storia che ha attraversato dominazioni diverse senza perdere la propria continuità di sapori.
The Cosmonaut · CC BY-SA 2.5 ca — Wikimedia Commons
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