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Un itinerario in cinque tappe nell'entroterra siciliano che attraversa paesaggi, miti e luoghi che hanno ispirato i grandi scrittori dell'isola, da Pirandello a Sciascia. Il cammino intreccia natura, storia e letteratura in un contesto poco battuto.
Enna occupa il centro geometrico della Sicilia con una precisione che sembra voluta: capoluogo di provincia più alto d'Italia, a oltre novecento metri sul livello del mare, domina dalla sua dorsale montuosa la valle del Dittaino e un orizzonte di colline argillose che mutano colore con le stagioni, dal giallo bruciato dell'estate al verde cupo dell'inverno. Da questa posizione, la città ha osservato il passaggio di siculi, greci, romani, arabi e normanni, accumulando strati di storia che ancora affiorano nella pietra del Duomo e nella Torre di Federico II. È proprio questa sedimentazione — geografica prima ancora che culturale — a fare dell'entroterra ennese il contesto naturale di un itinerario letterario che la Regione Siciliana ha tracciato in cinque tappe attraverso il cuore dell'isola.
Il percorso non segue una logica museale. Non conduce il visitatore verso monumenti che illustrano la vita degli scrittori, ma lo immerge nei paesaggi che quegli scrittori hanno abitato con lo sguardo e restituito sulla pagina. Le colline intorno ad Agrigento che Pirandello descriveva come «aride, brulle, senza un albero», i borghi arroccati che in Sciascia diventano teatro di una giustizia sempre obliqua, le pianure silenziose che nel *Gattopardo* di Tomasi di Lampedusa pesano come un destino: tutto questo non è metafora letteraria, ma paesaggio reale, percorribile a piedi o lentamente in auto lungo strade secondarie che raramente compaiono negli itinerari convenzionali. Il territorio della provincia di Enna — con i suoi borghi come Calascibetta, Leonforte, Assoro, Nicosia — offre una continuità visiva con quella Sicilia profonda che la letteratura del Novecento ha reso universale.
Il lago di Pergusa, pochi chilometri a sud di Enna, aggiunge alla dimensione storica quella mitica. Le fonti classiche lo identificano con il luogo del ratto di Persefone: Ovidio nelle *Metamorfosi* e Cicerone nelle *Verrine* lo nominano esplicitamente come lo specchio d'acqua presso cui Demetra perse la figlia. Il lago esiste ancora, circondato oggi da una pista automobilistica dismessa che crea un contrasto straniante con la quiete dell'acqua e la memoria del mito. Questa sovrapposizione di tempi — il mito greco, la storia romana, il Novecento letterario, i segni del secondo dopoguerra — è forse la cifra più precisa dell'intero percorso.
Camminare in questo entroterra significa fare i conti con una Sicilia che non concede facilmente la sua bellezza. I paesaggi non sono spettacolari nel senso immediato del termine: chiedono tempo, luce giusta, disponibilità al silenzio. Ma è esattamente in questa resistenza che risiede la loro coerenza con la letteratura che li ha attraversati — una letteratura che non ha mai consolato, che ha preferito la verità alla seduzione. Il percorso letterario nel cuore della Sicilia funziona, in fondo, come una lettura lenta: restituisce senso solo a chi accetta di rallentare.
Leandro Neumann Ciuffo · CC BY 2.0 — Wikimedia Commons
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