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Un tracciato all'aria aperta che segue i resti dell'acquedotto romano che riforniva l'antica Aquae Statiellae, permettendo di unire movimento e storia in un contesto paesaggistico di pregio.
Acqui Terme porta nel proprio nome la ragione della sua fama millenaria: le acque termali che sgorgano dal sottosuolo dell'Alto Monferrato hanno attirato insediamenti umani fin dal Neolitico e hanno spinto i Romani, dopo la conquista del console Marco Popilio Lenate nel 173 a.C., a costruire una città di rango — *Aquae Statiellae* — dotata di impianti termali, teatro, anfiteatro e un sistema idraulico all'altezza di un centro monumentale. Per alimentare tutto questo, l'acqua non bastava quella locale: occorreva captarla lontano e condurla in città attraverso un acquedotto in parte sopraelevato su arcate, in parte interrato, che attingeva alle acque del Lago Scuro nel territorio dell'odierno comune di Cartosio.
Di quella struttura romana restano oggi tratti visibili, con arcate in laterizio che emergono dalla vegetazione collinare della valle del Bormida. Il percorso ciclo-pedonale che li segue non è un itinerario attrezzato nel senso moderno del termine: è un tracciato che ricalca la logica stessa dell'opera antica, seguendo il profilo del terreno con la gradualità che l'ingegneria idraulica romana imponeva per mantenere la pendenza costante necessaria al flusso dell'acqua. Chi lo percorre a piedi o in bicicletta si muove, di fatto, lungo la stessa linea che i tecnici romani avevano calcolato duemila anni fa.
Il paesaggio attraversato appartiene alla fascia collinare dell'Appennino ligure-piemontese, con vigneti, boschi di roverella e crinali che aprono scorci sulla valle sottostante. La frequentazione è contenuta: Acqui Terme richiama visitatori soprattutto per le terme e per il centro storico, e il percorso dell'acquedotto rimane fuori dai circuiti abituali. Questa condizione di relativa solitudine non è un difetto del tracciato, ma una sua caratteristica strutturale — il risultato di una città che ha concentrato la propria identità turistica attorno alla Bollente, la celebre fonte di acqua sulfurea che sgorga in piazza della Bollente a 75 gradi, lasciando in secondo piano la campagna che la circonda.
Il percorso rappresenta una delle poche occasioni in Piemonte di muoversi fisicamente lungo i resti di un acquedotto romano percorribile, non come visita a un sito recintato ma come esperienza di cammino in un territorio aperto. La dimensione è quella del movimento lento, compatibile tanto con l'escursionismo a piedi quanto con la bicicletta, in un contesto dove la storia non è esposta su pannelli ma è presente nella materia stessa del paesaggio — nelle arcate che reggono ancora la loro forma, nel dislivello calcolato del terreno, nella direzione che il tracciato mantiene con una coerenza che non appartiene alla casualità geografica.
Ian Spackman · CC BY 2.5 — Wikimedia Commons
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