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Un tratto di costa adriatica da cui si affacciano i trabucchi, antiche macchine da pesca in legno risalenti anche al XIX secolo, che punteggiano il litorale con una presenza silenziosa e arcaica.
La costa molisana conta appena trentacinque chilometri di litorale adriatico, la fascia più breve tra tutte le regioni italiane affacciate sul mare. È in questo margine stretto, tra Termoli e il confine con la Puglia, che i trabucchi hanno trovato il loro habitat naturale: strutture lignee aggettanti sull'acqua, radicate nella roccia o nel fondale sabbioso, tenute insieme da un sistema di pali, travi e cavi che nel tempo ha assunto una geometria quasi vegetale, come se il legno avesse imparato a crescere verso il mare.
La macchina da pesca — perché di macchina si tratta, nel senso più antico del termine — funziona secondo un principio semplice e ingegnoso. Una rete orizzontale, detta bilancia o quadrata, viene calata verticalmente nell'acqua attraverso un sistema di bracci e funi manovrati dall'impalcatura. Quando i pesci passano al di sopra, la rete risale. Non c'è imbarcazione, non c'è spostamento: è il mare che porta il pesce verso la struttura fissa, e il pescatore aspetta. Questa logica di attesa paziente è probabilmente la ragione per cui i trabucchi hanno resistito nei secoli, adattandosi senza mai trasformarsi radicalmente.
La Passeggiata dei Trabucchi si sviluppa lungo il tratto di costa a nord del centro di Termoli, in direzione di Campomarino. Il percorso segue da vicino la linea dell'acqua, con i trabucchi che si stagliano a intervalli irregolari sul mare, ciascuno con la propria inclinazione, il proprio grado di usura, la propria storia di riparazioni e abbandoni. Alcuni sono ancora attivi, altri restano come presenze architettoniche nel paesaggio, testimonianze di un'economia della pesca che ha segnato questa costa per generazioni. Il legno esposto alla salsedine assume nel tempo tonalità grigie e brunite, e le strutture finiscono per integrarsi cromaticamente con gli scogli e con il colore dell'Adriatico nelle giornate di vento.
Camminare lungo questo tratto significa muoversi in un paesaggio dove la pressione edilizia che ha trasformato gran parte del litorale adriatico centro-meridionale si è fermata prima. La costa qui conserva una discontinuità, una certa irregolarità tra vegetazione bassa, roccia e sabbia che rende il percorso variabile nel ritmo e nella percezione. Il rumore del mare accompagna ogni passo senza mai coprire il silenzio di fondo: è quella qualità acustica propria dei luoghi dove non arriva il traffico, e che diventa essa stessa una forma di pausa.
Gianluca Miscione · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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