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Area di circa 1662 ettari al confine tra Marche e Toscana, nei comuni di Sestino, Piandimeleto, Frontino, Carpegna e Pennabilli, con pascoli e boschi utilizzati ininterrottamente per secoli.
Tra le pieghe dell'Appennino centro-settentrionale, dove la dorsale divide le acque che scendono verso l'Adriatico da quelle che cercano il Tevere, esiste una fascia di territorio che appartiene contemporaneamente a due regioni senza appartenere del tutto a nessuna. Il paesaggio rurale storico dell'Alta Valmarecchia marchigiana si estende per circa 1.662 ettari lungo il confine tra Marche e Toscana, nei comuni di Sestino, Piandimeleto, Frontino, Carpegna e Pennabilli. È un'area che la cartografia amministrativa fatica a contenere in un'unica cornice, e questa ambiguità geografica ha contribuito, nei secoli, a tenerla ai margini dei grandi flussi di trasformazione.
L'iscrizione al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici — strumento istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per tutelare i paesaggi agrari di comprovata continuità storica — certifica ciò che l'osservazione diretta conferma: pascoli e boschi si alternano qui secondo una logica che non è cambiata nella sostanza da secoli. Le pratiche agropastorali che hanno modellato questo territorio non sono residui folklorici ma sistemi funzionanti, ancora leggibili nella disposizione delle radure, nei tracciati dei tratturi, nella forma degli appezzamenti. Il coordinamento scientifico dell'analisi che ha portato alla candidatura è stato affidato al professor Mauro Agnoletti dell'Università di Firenze, studioso di riferimento in materia di storia del paesaggio rurale italiano.
La morfologia del luogo è quella tipica dell'Appennino umbro-marchigiano nella sua sezione settentrionale: rilievi di media quota, versanti incisi da corsi d'acqua tributari del Marecchia, coperture boschive che si aprono in radure dove il pascolo ha mantenuto nel tempo la propria funzione produttiva. Non si tratta di un paesaggio spettacolare nel senso alpino del termine, ma di uno spazio costruito dalla pazienza delle generazioni, dove ogni elemento — il bosco ceduo, il prato permanente, il sentiero di crinale — occupa una posizione che risponde a una necessità precisa. Questa coerenza interna è ciò che lo distingue dai paesaggi rurali che hanno subito le pressioni dell'agricoltura intensiva o dell'abbandono accelerato.
La scarsa frequentazione dell'area non è un dato accidentale. I comuni coinvolti appartengono a quella fascia di Appennino interno che negli ultimi decenni ha registrato un progressivo spopolamento, con densità abitative tra le più basse delle Marche settentrionali. Sestino, il comune toscano che dà spesso il nome all'intera area di confine, conta poco più di 1.300 abitanti su un territorio di circa 80 chilometri quadrati. Questa rarefazione demografica ha avuto come effetto collaterale la conservazione di un equilibrio ambientale che altrove è andato perduto: meno pressione insediativa, meno infrastrutture, meno alterazione del suolo. Il paesaggio è rimasto leggibile perché il territorio è rimasto, in larga misura, ai margini.
Ciò che il Registro Nazionale riconosce in questo angolo di Appennino è dunque la persistenza di un sistema, non la presenza di un monumento. La distinzione è rilevante: non si tratta di proteggere un singolo elemento di pregio, ma di conservare la relazione tra gli elementi — tra il bosco e il pascolo, tra il versante e la valle, tra l'uso umano e il ciclo naturale. In un'epoca in cui il paesaggio rurale italiano è oggetto di attenzione crescente anche sul piano delle politiche europee, l'Alta Valmarecchia marchigiana rappresenta un caso in cui la marginalità geografica si è rivelata, paradossalmente, una forma di tutela.
Alessandro.puleri · Public domain — Wikimedia Commons
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