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In Val Pesarina, nella Carnia, la tradizione orologiaia è documentata dal Seicento: dai primi orologi in legno e ferro battuto si passò nel Settecento alla costruzione di pregiati orologi da campanile.
Nella Carnia più interna, lungo la valle solcata dal torrente Pesarina, un piccolo sistema di borghi ha sviluppato nei secoli un rapporto con il tempo che va oltre la metafora. Prato Carnico e la frazione di Pesariis custodiscono una tradizione orologiaia documentata dalla fine del Seicento, nata in un contesto montano dove la misurazione delle ore aveva implicazioni dirette sui ritmi agricoli, sulle liturgie e sulla vita comunitaria. I primi artefatti furono costruiti in legno e ferro battuto, con soluzioni meccaniche che rispecchiavano la disponibilità di materiali locali e l'ingegno di artigiani che non avevano accesso alle grandi botteghe europee.
Il salto qualitativo avvenne nel Settecento, quando la tradizione si orientò verso la costruzione di orologi da campanile e da torre, manufatti di scala architettonica che richiedevano competenze ingegneristiche oltre che artigianali. In questo contesto si colloca la fondazione, nel 1725, dell'azienda Fratelli Solari, che avrebbe portato il nome della valle ben oltre i confini regionali. La reputazione acquisita nella costruzione di meccanismi per torri civiche e religiose trasformò Pesariis in un riferimento riconoscibile nell'Italia settentrionale, in un'epoca in cui la circolazione dei saperi tecnici avveniva attraverso maestranze itineranti e commissioni ecclesiastiche.
Oggi quella stratificazione è leggibile fisicamente nel borgo di Pesariis attraverso il Percorso dell'Orologeria monumentale, un museo a cielo aperto che affianca il Museo dell'Orologeria pesarina. Il percorso espone esemplari costruiti per rappresentare diverse modalità di misurazione del tempo: l'orologio ad acqua a turbina, l'orologio ad acqua a vasi basculanti, l'orologio dei pianeti, l'orologio planisfero notturnale, il calendario perpetuo gigante. Non si tratta di riproduzioni didattiche, ma di macchine funzionanti progettate con rigore, che traducono in forma pubblica e permanente la cultura tecnica accumulata in questa valle nel corso di tre secoli.
Ciò che distingue la Val Pesarina da altri casi di artigianato locale sopravvissuto è la continuità non interrotta tra pratica produttiva e memoria del mestiere. La valle non ha conservato solo oggetti, ma ha mantenuto viva la comprensione dei meccanismi, la capacità di costruire e non soltanto di esporre. In un territorio alpino che ha conosciuto spopolamento e trasformazioni economiche profonde, questa persistenza ha una sua consistenza materiale precisa, misurabile negli ingranaggi ancora in movimento lungo le strade del borgo.
Ximonic (Simo Räsänen) · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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